Cronaca di Napoli
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Pasquale Punzo condannato definitivamente per l’esplosione nella fabbrica di botti di Ercolano

Pasquale Punzo condannato definitivamente per l’esplosione nella fabbrica di botti di Ercolano

A Napoli è partito l’appello nel processo sull’esplosione di una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio a Ercolano, avvenuta lo scorso 18 novembre 2024 e costata la vita a tre giovani operai. Il tribunale napoletano ospita la nuova frontiera della vicenda, che vede coinvolte diverse figure chiave e decide nuove prospettive di responsabilità.

Secondo quanto emerso dall’udienza, Pasquale Punzo, ritenuto titolare di fatto dell’attività, non ha presentato ricorso e dovrà scontare 14 anni e mezzo di reclusione, beneficiato dallo sconto di pena previsto dalla riforma Cartabia. In primo grado la pena era di 17 anni e 6 mesi. La circostanza segna una svolta processuale rilevante, aprendo la discussione su come quella tragedia sia stata gestita sul fronte della responsabilità penale dei soggetti coinvolti.

L’attenzione dell’appello è rivolta a due imputati che la difesa e l’accusa descrivono come figure chiave della catena produttiva: Vincenzo D’Angelo, indicato dagli inquirenti come socio di Punzo, e Raffaele Boccia, ritenuto fornitore dei materiali esplosivi. La sentenza di primo grado li assegna a profili differenti: D’Angelo è stato condannato a 17 anni e mezzo per omicidio volontario con dolo eventuale, Boccia a 4 anni di reclusione per detenzione dell’esplosivo. L’esito dell’appello potrebbe dunque ridefinire i contorni della responsabilità e delle dinamiche economiche che hanno accompagnato l’episodio.

Le parti civili hanno scelto di costituirsi: Comune di Ercolano, CGIL Campania e i familiari delle tre vittime hanno partecipato all’udienza, chiedendo giustizia e chiarimenti sulle modalità operative e sulle condizioni che hanno portato all’incidente. L’azione legale continua nel tribunale di Napoli, con la prosecuzione delle discussioni e l’esame delle prove disponibili, tra la cautela tipica dei procedimenti giudiziari in corso e la necessità di assicurare la verità sui fatti.

I tre lavoratori coinvolti erano assunti in nero e avrebbero dovuto assemblare i fuochi d’artificio prodotti nello stabilimento: Samuel Tafciu, 18 anni, di origini albanesi, e le gemelle Aurora e Sara Esposito, entrambe di 26 anni. Secondo la ricostruzione finora resa nota, Tafciu percepiva circa 250 euro al mese, mentre le due ragazze 150 euro ciascuna. Questi elementi hanno acceso la discussione sull’esatto livello di controllo e di regolamentazione nell’area industriale interessata, alimentando l’interesse delle parti civili e della magistratura per individuare responsabilità dirette e indirette.

D’Angelo è stato indicato come socio di Punzo, mentre Boccia sarebbe stato colui che forniva i materiali necessari all’assemblaggio dei botti. Le parti civili hanno chiesto giustizia non solo per le tre vittime, ma anche per rendere evidente la successione di responsabilità che ha caratterizzato l’operato della fabbrica. L’udienza, ormai entrata nel vivo, prosegue nel palazzo di giustizia di Napoli, con ulteriori interrogazioni e l’esame delle telefonate, delle annotated evidenze e di quanto emergente nel corso delle verifiche.

La vicenda resta aperta a sviluppi futuri: l’appello continuerà a discutere le impugnazioni, le motivazioni delle condanne e le eventuali modifiche delle pene. Rimane inteso che le parti coinvolte attendono una chiarificazione definitiva che, oltre a risarcire le famiglie, possa offrire una lettura più chiara della catena di responsabilità legata a quel tragico episodio.

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