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Napoli, disordini in Corte d’Assise al termine della sentenza sul delitto Scuotto

Napoli, disordini in Corte d’Assise al termine della sentenza sul delitto Scuotto

Napoli, una frase di fuoco accompagna la lettura della sentenza: “Questa è la giustizia italiana, un ergastolo per non avere fatto niente”. Proprio mentre il presidente della Corte d’Assise di Napoli, Maurizio Conte, leggeva il verdetto al termine di un lungo dibattimento, le proteste dei familiari hanno squarciato l’aula della seconda sezione. In assemblea, tra incresciose tensioni e applausi di chi si riteneva danneggiato, è arrivata la decisione su una delle pagine più sanguinose della camorra napoletana dei primi anni Duemila.

L’esito principale della sentenza è chiaro: Gennaro Cirelli è stato condannato all’ergastolo quale presunto autore materiale dell’agguato mortale che, nel maggio del 2000, spezzò la vita di Giuseppe Scuotto. Il verdetto chiude un cerchio lungo oltre un ventennio, inquadrando l’omicidio all’interno del contesto delinquenziale dell’Alleanza di Secondigliano e dei loro interessi nel quadrante tra piazza Garibaldi e Vasto-Arenaccia. La lettura della pena ha sancito una responsabilità considerata dal tribunale come decisiva per spiegare l’episodio sventurato, avvenuto in pieno giorno, lungo corso Novara, in una cornice di controllo del territorio e di lotta per il potere criminale.

Ma il colpo di scena è arrivato nel close-up della stessa sentenza. Antonio Muscerino, noto nelle reti criminali come “o biondo”, era stato indicato dall’impianto accusatorio coordinato dal sostituto procuratore Daniela Varone come possibile complice del killer, addirittura imputato al doppio ergastolo. Le improvvise incongruenze emerse nelle deposizioni dei testimoni chiave, tra cui i figli della vittima, hanno però spazzato via quell’impostazione accusatoria. Il tribunale ha disposto l’assoluzione con formula piena per Muscerino sul fronte principale, pur mantenendolo detenuto per altre posizioni legali. Secondo i giudici, il quadro probatorio era insufficiente e non sorretto da elementi certi per condannarlo come coautore dell’agguato.

La vicenda ha radici nel 2000, in un periodo in cui la cupola del clan guidato da Eduardo Contini, detto ’o romano, cercava di controllare ogni aspetto del traffico di stupefacenti nel rione e di tutelare la propria leadership dall’ombra di possibili collaborazioni con la giustizia. Il delitto, ai tempi, sembrò una risposta fredda e calcolata a quella inquietante prospettiva. Secondo l’odierno assetto processuale, Scuotto, figura di spicco e referente del cartello camorristico nella zona, fu crivellato mentre viaggiava in sella a uno scooter, in un contesto di violenza che all’epoca destò paura e turbamento tra i residenti.

L’indagine recente è stata possibile grazie a una serie di elementi: l’integrazione tra dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni moderne e strumenti di sorveglianza telematica che hanno consentito di ricostruire una dinamica altrimenti rimasta nell’ombra per decenni. Come ricostruito dal lavoro congiunto di Squadra Mobile e Direzione Distrettuale Antimafia, la verità giudiziaria arriva dopo anni di silenzi, ma lascia sul tappeto interrogativi aperti su un eventuale coautore sfuggito alle maglie del processo.

La sentenza, entro i limiti della prudenza che impone la cronaca giudiziaria, resta un capitolo che condanna un’esecuzione e assolve una seconda figura chiave. Il dibattimento ha confermato la linea delle accuse contro Cirelli, ma ha mostrato che le prove contro Muscerino non sono risultate sufficienti per una condanna. L’esito, comunque, non chiude del tutto la vicenda: resta da chiarire il contesto operativo del gruppo criminale, la piena estensione delle infiltrazioni e i possibili intrecci tra i vari soggetti coinvolti.

Foto di scena, nella didascalia, mostrano da sinistra il presunto killer Gennaro Cirelli, la vittima Giuseppe Scuotto e Antonio Muscerino, a testimoniare la trazionalità visuale di una vicenda che ha tenuto Napoli col fiato sospeso per decenni.

Con questa sentenza, la giustizia italiana chiude una pagina importante, restando però l’esigenza di fare luce su altri segmenti di uno dei disegni criminali più radicati nel tessuto urbano partenopeo. Le autorità hanno annunciato che gli accertamenti sono tuttora in corso su eventuali altri elementi mancanti, nella speranza di chiarire completamente la rete di responsabilità che ruotava attorno a quell’epidemico episodio di violenza.

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