Napoli, una palestra trasformata in teatro di vandalismo durante l’occupazione del Liceo Rossini: motorini in corsa tra gli spazi interni e estintori azionati in modo improprio hanno preso il sopravvento su una struttura recentemente riaperta grazie a investimenti pubblici. L’episodio è emerso nel corso di una protesta studentesca che ha destato molta attenzione nella comunità locale.
A dare subito la visibilità all’accaduto è stato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra, che ha condiviso sui propri canali social i video girati all’interno del liceo. Le immagini mostrano scooter che sfrecciano all’interno della palestra e giovani intenti ad azionare gli estintori, un fenomeno che impone una risposta netta da parte delle autorità.
La reazione non si è fatta attendere. “Questi selvaggi danneggiano la protesta civile e sentita di decine di migliaia di ragazzi e ragazze. Vanno isolati. Chi manifesta per il diritto allo studio, per una scuola migliore e per il proprio futuro merita rispetto e ascolto. Chi invece entra in un istituto con i motorini, danneggia gli spazi scolastici e mette a rischio strutture appena riconsegnate compie atti che nulla hanno a che fare con una protesta legittima”, ha dichiarato il parlamentare.
La situazione, descritta come grave dal punto di vista della gestione degli spazi pubblici, assume contorni ancora più delicati se si considera la palestra che, a breve distanza dal periodo di chiusura, era stata riaperta grazie a investimenti pubblici volti a migliorare l’offerta formativa e sportiva del quartiere. Un patrimonio che rischia di subire danni significativi se i comportamenti vandalici dovessero reiterarsi.
“È inaccettabile che una struttura frutto di investimenti per gli studenti venga ridotta a un luogo di devastazione”, si legge in una delle dichiarazioni diffuse dall’istituzione che ha seguito l’episodio. E ancora: “La scuola è un bene pubblico e appartiene a tutti: la protesta non può diventare un alibi per comportamenti irresponsabili. L’identificazione dei responsabili non serve a reprimere il dissenso, ma a tutelare chi esercita un proprio diritto senza nascondere atti vandalici dietro la mobilitazione sociale”.
Dalle prime verifiche svolte dalle forze dell’ordine, sono state emesse le prime denunce nei confronti dei responsabili, già identificati. L’episodio rimane al centro di un confronto tra diritto di protesta e tutela dei beni collettivi: la comunità scolastica ha chiesto risposte chiare per evitare che tali episodi compromettano la ripresa dell’attività didattica e sportiva nel plesso.
La vicenda, pur tra le forti emozioni della protesta, invita a una riflessione sull’equilibrio tra diritto a esprimere dissenso e responsabilità collettiva nella tutela di spazi pubblici fondamentali per la formazione dei giovani. Se da una parte la partecipazione civica resta un valore da difendere, dall’altra è necessario impedire che comportamenti simili trasformino una protesta legittima in un danno permanente a una risorsa fondamentale per l’istruzione del quartiere.
