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Napoli, Battaglia interviene sul ruolo dei lavoratori, la Chiesa non tace

Napoli, Battaglia interviene sul ruolo dei lavoratori, la Chiesa non tace

Nel santuario di Materdomini, a Caposele in provincia di Avellino, la festa di San Gerardo Maiella nel terzo centenario della nascita è stata accompagnata da una riflessione fissata sull’uomo prima del profitto. L’omelia dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Mimmo Battaglia, ha centrato l’attenzione sulla dignità del lavoro, invitando a considerare le persone oltre i numeri e i prezzi.

Durante la tradizionale cerimonia della benedizione delle sementi, Battaglia ha affidato alle parole una critica non retorica alle condizioni di chi lavora nei campi. In una realtà in cui agricoltori e braccianti spesso convivono con costi schiaccianti e ricatti legati al bisogno, il porporato ha chiesto di guardare oltre la logica utilitaristica che determina le scelte quotidiane.

«Non si può benedire la terra e accettare che un lavoratore sia trattato come un attrezzo», ha dichiarato, offrendo una lettura morale della precarietà che colpisce intere famiglie legate alla terra. Il discorso ha poi intrecciato il tema del valore economico con quello umano, evidenziando che dietro un prezzo particolarmente basso può celarsi “una vita pagata troppo poco”: «Dietro un prezzo troppo basso può esserci una vita pagata troppo poco».

La discussione è proseguita sulla salute dei lavoratori. «Quando il lavoro devasta la salute, chiamarlo sacrificio è un’offesa», ha sottolineato Battaglia, chiedendo tutele adeguate e una vigilanza ampia contro qualsiasi forma di sfruttamento. Non è mancata una critica alla cultura dominante che spesso valuta l’uomo solo in base alla produttività, ponendo in rilievo lo scarto tra chi produce e chi rallenta.

«Continuiamo a dividere le persone secondo la loro utilità. Un giovane vale se produce, un anziano diventa un costo, un lavoratore si sostituisce appena rallenta», ha rimarcato il cardinale, con una frase che ha voluto evitare di appoggiare su concetti astratti e che ha insistito sull’umanità di chi lavora. In questo contesto, il richiamo al santo Gerardo Maiella ha servito a rafforzare l’idea della fragilità umana come fondamento della dignità. Secondo Battaglia, quel richiamo al «soggetto inutile» che accompagnò la gioventù del santo in una fase di salute precaria rimane una lezione ancora attuale: non si può giudicare il valore di una persona dal rendimento apparente.

La riflessione ha toccato anche l’orizzonte ecclesiale. «Ci sono scelte da cambiare», ha ammonito, estendendo l’osservazione alla comunità cristiana: «Anche la Chiesa è sotto questo giudizio. Anche io», ha aggiunto, mettendo in guardia dalla tentazione di «difendere il prestigio più della verità». L’auspicio è chiaro: una fede che si limiti a parole non può essere all’altezza delle esigenze di una società che chiede giustizia e dignità per chi lavora.

La funzione religiosa ha quindi assunto un profilo pubblico e operativo: non si tratta di una sterile meditazione, ma di un invito a trasformare l’indignazione in azione concreta. Secondo Battaglia, la tutela del lavoro e della dignità umana non può restare confinata alle cornici liturgiche, ma deve tradursi in gesti concreti capaci di mettere le persone al centro delle scelte economiche e sociali.

Concludendo, l’arcivescovo ha richiamato l’attenzione su una questione che tocca Napoli, la Campania e il Mezzogiorno, ma che investe l’intera società: proteggere chi lavora significa proteggere la dignità di ciascuno. Non è una questione di riforme astratte, ma di azioni tangibili che possano restituire valore umano a chi costruisce quotidianamente il proprio sostentamento. In questa cornice, Battaglia ha chiuso l’omelia invitando alla responsabilità collettiva e a una pratica quotidiana delle scelte che mettano le persone al primo posto.

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