Napoli, centro storico. Si è chiuso in primo grado un fascicolo giudiziario legato alla morte di Arcangelo Correra, il diciottenne deceduto il 9 novembre 2024 in piazzetta Sedil Capuano. Il processo, celebrato con rito abbreviato, si è concluso con una condanna a cinque anni e otto mesi di reclusione per Renato Caiafa, imputato all’epilogo di una vicenda che aveva suscitato grande attenzione in città.
La decisione è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare Bove, che ha accolto solo in parte l’impianto accusatorio della Procura, ridimensionando drasticamente la posizione dell’imputato rispetto a quanto ipotizzato originariamente. I magistrati avevano chiesto una condanna molto più severa, pari a venti anni di carcere, per omicidio volontario con dolo eventuale: secondo l’accusa Caiafa avrebbe avuto consapevolezza del rischio legato all’uso di un’arma letale e lo avrebbe accettato.
La sentenza ha invece riconosciuto la tesi difensiva e ha derubricato il fatto in omicidio colposo per grave negligenza e imperizia. Secondo la corte non vi sarebbe stata la volontà di uccidere né la coscienza di una tragedia imminente: si parla piuttosto di un gesto che, pur grave, non avrebbe avuto come intentsione quella morte.
Sul fronte della dinamica, gli elementi delle indagini non avrebbero indicato che Caiafa sapesse che la pistola semiautomatica calibro 9×21 fosse già carica al momento dello sparo. Anzi, nel racconto dell’imputato la pistola sarebbe stata ritrovata casualmente e messa in scena in una situazione che avrebbe mirato a un’amicizia tra compagni, ma la versione non è stata ritenuta credibile dal gip Maria Gabriella Iagulli, che aveva già rifiutato l’ipotesi di un avvistamento casuale dell’arma.
La vicenda resta pervasa dal contesto familiare dell’imputato: Renato Caiafa è fratello di Luigi Caiafa, rapinatore ucciso nel 2020 durante un’incursione in via Duomo, nonché figlio di Ciro Caiafa, assassinato alcuni mesi dopo in un altro contesto violento. Il quadro familiare, presente nel panorama cittadino, accompagna la lettura della sentenza senza trasformare però l’episodio in una questione generale del territorio.
Con la decisione di primo grado si chiude, almeno per ora, un capitolo giudiziario legato alla morte di Correra, ma resta aperta la possibilità di ricorso della Procura. Le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro novanta giorni: solo allora sarà possibile capire se la Corte d’Appello verrà investita della questione, analizzando nel dettaglio le ragioni della derubricazione dall’omicidio volontario all’omicidio colposo e l’eventuale impatto su altre parti processuali. Nel frattempo, Napoli osserva una sentenza che modifica profondamente la lettura iniziale della vicenda e rimette al centro la dinamica giudiziaria in un quartiere tanto caro quanto segnato da vicende di cronaca.
