Un patto criminale che collega diverse cosche campane è emerso dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro: 13 indagati e 9 misure di custodia. Il quadro tratteggiato dall’inchiesta mostra come, tra decine di debiti e rotte di narcotici, le dinamiche tra province finiscano per bypassare le barriere tra carcere e territorio.
Secondo il collaboratore di giustizia Emanuele De Pasquale, le tracce dell’accordo si sviluppano dentro la Casa Circondariale di Siracusa, al Carcere di Cavadonna, dove i detenuti di rilievo appartenenti a significative organizzazioni camorristiche della Campania avrebbero trovato modi per rimanere in contatto con l’esterno. L’indagine descrive come, nel reparto di Alta Sicurezza AS3, i detenuti siano riusciti a superare i controlli grazie a telefoni cellulari clandestini, dando vita a una vera e propria holding trasprovinciale nel traffico di droga.
La logica del sistema carcerario, secondo le carte, ha trasformato il carcere in una sorta di sala operativa: da qui partivano ordini, fitte articolazioni di credito e meccanismi di tallonamento che coinvolgono vertici e intermediari della Campania. Debiti di gioco e di credito avrebbero generato una forma di controllo che travalica i confini tra clan, facendo sì che interessi di diverse aree della regione si leghino tra loro invece di confrontarsi. L’evoluzione, per i magistrati, sarebbe stata quella di una dinamica che mette al centro la gestione della cocaina, più che la tradizionale rivalità tra fazioni.
Al centro della vicenda c’è il Clan Troncone, radicato nel quartiere Fuorigrotta di Napoli e storicamente affiliato al circuito dei Mazzarella. Sotto la regia del capoclan Giuseppe Troncone, ora detenuto a Milano Opera, il gruppo sarebbe stato costretto a fronteggiare una crisi di immagine e di funzionamento legata alla figura interna dell’organizzazione definita come l’organizzatore, De Pasquale. Dall’altra parte, l’orbita dei Mazzarella figura in modo significativo nella gestione della filiera creditizia: tra i nomi rilevati emergono Luciano Barattolo (Forcella), Ciro Rosario Terracciano e Giuseppe Damiano, tutti identificati come soggetti di peso legati al meccanismo di debiti che assorbe una fetta consistente del monte crediti, circa 18.000 euro su 49.000 complessivi.
Gli sviluppi descritti nell’ordinanza indicano una linea di azione che, per evitare una faida aperta tra clan, ha scelto di scaricare De Pasquale come responsabile formale, autorizzando i creditori a proseguire per vie legali o coercitive, pur di ristabilire l’ordine e mantenere controllate le dinamiche interne. La gestione del contesto è apparsa meno idonea a valorizzare la coesione tra le diverse realtà, con interventi mirati solo a contenere la tensione e a prevenire esplosioni di violenza tra cosche avverse.
Il mosaico si completa anche con la presenza di altri gruppi campani che avevano rapporti di fornitura con il broker di Fuorigrotta: il clan Gionta di Torre Annunziata, rappresentato da Ciro Coppola, creditore per 11.000 euro, che avrebbe effettuato forniture tramite la rete dei Sorianiello; il clan Avventurato di Acerra, con Emanuele D’Agostino, creditore per 7.000 euro, coinvolto in estorsioni e nella gestione logistica di truffe agli anziani nel Nord Italia; e il clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca, tra cui Domenico Cacciapuoti. I primi filoni descritti indicano come le connessioni tra latitudini diverse della Campania abbiano consolidato un flusso di droga non più vincolato a singole realtà locali.
La ricostruzione della procura evidenzia come l’operatività transprovinciale del gruppo non si limiti a forniture o ai crediti, ma includa strategie di controllo e di stabilizzazione delle reti, con attenzione agli equilibri tra i singoli clan e ai rischi di nuove escalation. L’inchiesta, che ha portato all’emissione di nove ordinanze cautelari e all’indagine su 13 soggetti, resta al momento in fase di approfondimento: gli accertamenti sono in corso e la magistratura continua a fare luce sui dettagli della rete, sui ruoli e sulle responsabilità individuali, nonché sui contatti tra la casa circondariale e i canali di distribuzione al di fuori delle mura.Napoli, una rete di estorsioni tra clan emerge da un’ordinanza: debiti, recapiti e violenze punitive orchestrate da una geografia criminale che supera vecchie rivalità e intreccia protagonisti di background diversi. L’inchiesta descrive un patto di “azzeramento” dei passivi che viene gestito attraverso una contesa tra gruppi, con ruoli chiave affidati a intermediari e garanti provenienti da aree spesso in rivalità.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza, l’apparato si è fatto carico di coordinare il recupero crediti, filtrando le pressioni e le minacce attraverso canali consolidati. In questo quadro, un momento decisivo è rappresentato da una videochiamata nella quale figure di diverse fazioni fungono da garanti dell’accordo punitivo. Tra i partecipanti figurano esponenti lontani dai tradizionali schieramenti: in particolare una figura affiliata ai Licciardi, che mantiene legami con il circuito di Alleanza di Secondigliano, e un esponente collegato al clan Giannelli. In quella conversazione telematica, i garanti hanno autorizzato l’operazione e hanno contribuito a imprimere una logica di controllo condiviso su una rete di debiti diffusi nel territorio.
L’indagine ripercorre quindi le responsabilità e i ruoli di una serie di protagonisti e gruppi operanti in diverse zone della provincia di Napoli e oltre. Nel nucleo dell’inchiesta compaiono i clan Troncone e Mazzarella, con i primi descritti come mandanti e orchestratori dei recuperi; accanto a loro, De Pasquale viene indicato come organizzatore e broker, oggi indicato anche come pentito. Vaccaro è citato come figura di riferimento sul territorio, mentre Barattolo e Terracciano
sono indicati come fornitori o intermediari che operano nel circuito dei crediti. Tra i nomi associati al tessuto napoletano, non mancano riferimenti a figure che operano sul territorio di Forcella, San Giovanni a Teduccio e nelle aree limitrofe, nonché a collaboratori residenti in comuni limitrofi della provincia.
Il quadro descritto dall’ordinanza individua anche altri attori di rilievo: il clan Gionta, con Coppola citato tra i fornitori e coautore del pestaggio, e i gruppi Ferrara-Cacciapuoti e Avventurato, presenti rispettivamente con Cacciapuoti e D’Agostino come mediatori e organizzatori di flussi estorsivi o truffe. Le parti quotate dall’inchiesta mostrano una rete articolata che collega il cuore di Napoli a comuni della provincia, in un meccanismo di debiti che viene gestito da più livelli di interlocuzione e pressione.
La ricostruzione presente nell’ordinanza segnala inoltre una dinamica di collaborazione tra clan tradizionalmente in competizione. Da una parte c’è la tradizionale geografia criminale di Fuorigrotta, centro storico di Napoli, dall’altra ramificazioni che arrivano alle periferie orientali e a comuni dell’area napoletana e casertana, come Villaricca e Acerra. La presenza di figure quali Leva, garantista in carcere, e Mosella, indicato come garante ed esecutore delle violenze punitive, sottolinea una logica di cooperazione tra gruppi che, pur rimanendo legata alle rispettive aree di influenza, hanno trovato un punto di convergenza per gestire i debiti e le relative minacce.
I nomi citati dall’inchiesta descrivono un panorama articolato: Troncone (capoclan e mandante), De Pasquale (organizzatore e broker), Vaccaro (referente sul territorio), Barattolo (fornitore), Terracciano (intermediario), Damiano (gestore dei recapiti), Coppola (fornitore e co-autore del pestaggio), Cacciapuoti (fornitore e mediatore), D’Agostino (fornitore ed estorsore) e Mosella (garante ed esecutore delle violenze punitive). Accanto a loro, Leva, esponente dei Licciardi, e Mosella, legato al clan Giannelli, sono descritti come elementi centrali nell’“asse dei garanti” che ha dato impulso all’accordo tra clan.
L’inchiesta descrive un sistema capace di aggirare barriere territoriali e di creare una rete di controllo che va oltre i confini tradizionali dei singoli gruppi. L’orizzonte evidenziato dall’ordinanza è quello di una criminalità organizzata capace di coordinare debiti, estorsioni e violenze punitive attraverso una piattaforma di videocomunicazione e una catena di intermediari capaci di operare su più territori della Campania e dintorni. È ancora in corso l’esame degli elementi raccolti dall’indagine, con l’operazione che resta al centro di un dibattito sull’evoluzione delle dinamiche criminali in questa porzione di territorio napoletano.
