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Fincantieri Castellammare: i Democratici e Progressisti chiedono a Fico investimenti e un accordo per lo sviluppo

Fincantieri Castellammare: i Democratici e Progressisti chiedono a Fico investimenti e un accordo per lo sviluppo

Castellammare di Stabia guarda avanti con Fincantieri e il bacino di calastro: Democratici e Progressisti chiedono un patto di sviluppo concreto che trasformi il cantiere navale in leva per la città e l’intero territorio. In una missiva inviata ai vertici regionali e portuali, i firmatari invitano la Regione Campania, la Città Metropolitana di Napoli e le istituzioni competenti a passare dalle dichiarazioni d’intenti a un percorso operativo, definendo risorse, tempi e responsabilità.

La lettera arriva in seguito alla risposta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, a un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Gianluca Cantalamessa sul tema del cantiere stabiese. Secondo i Democratici e Progressisti, le parole del ministro ribadiscono la centralità dello stabilimento e la necessità di procedere secondo il Piano regolatore del porto, rilanciando un progetto che da anni è considerato cruciale per lo sviluppo industriale e urbanistico della città.

Tra le richieste avanzate, c’è la necessità di spostare dall’orizzonte delle intenzioni a un confronto istituzionale vero e proprio, capace di fissare con chiarezza impegni sulle risorse e sulle tappe operative. Il movimento sottolinea che il bacino di ribaltamento a mare, con la costruzione del nuovo bacino e la riorganizzazione degli spazi portuali, rappresenta il punto di partenza di un rilancio che potrebbe sostenere la produzione di Fincantieri e, contemporaneamente, liberare aree da destinare a spazi pubblici, nautica e attività correlate.

Non si tratta solo di infrastrutture, ma di una risposta integrata che potrebbe coinvolgere anche il Centro storico e le Antiche Terme, integrando Castellammare in una cornice di rigenerazione urbana e valorizzazione del legame tra città e mare. I Democratici e Progressisti ricordano che la scelta del bacino è ferma al 2009, anno in cui fu raggiunta un’intesa con il Governo, richiamata anche sul Bollettino ufficiale della Regione Campania del 5 ottobre di quell’anno. Da allora, progetti, protocolli e incontri si sono susseguiti senza che l’intervento concretamente prendesse forma.

L’analisi posta nel documento va oltre la mera progettazione: viene fissata una stima di costo superiore agli 800 milioni di euro, con l’esigenza di definire nei dettagli il perimetro finanziario, le responsabilità istituzionali e il percorso amministrativo necessario per realizzare l’intervento. In questa cornice, i firmatari chiedono per Castellammare non solo una riconfigurazione portuale, ma un «Accordo per lo Sviluppo» che coinvolga le competenze locali, le università, le forze imprenditoriali e i diversi livelli istituzionali: Regione Campania, Città Metropolitana, Autorità portuale e Governo.

L’obiettivo dichiarato è coordinare le risorse già programmate, incluse quelle europee destinate a città e ambiente, con gli investimenti necessari per porto e cantiere. L’idea è creare un progetto capace di mettere insieme produzione, riqualificazione urbana, occupazione e nuove attività economiche, superando la logica di interventi frammentati e puntuali per aprire una stagione di sviluppo coerente.

La visione dei Democratici e Progressisti guarda anche oltre Castellammare: vedono nel progetto una possibilità di rafforzare un’area vasta che comprende i Monti Lattari, Pompei, la Penisola Sorrentina e la Costa Vesuviana, un contesto ricco di risorse naturali e potenzialità turistiche ed economiche. L’iniziativa, insomma, non è presentata soltanto come una questione industriale, ma come una cornice di rigenerazione del territorio: una scommessa per collegare industria, riqualificazione urbana e opportunità occupazionali in un quadro di sviluppo regionale coordinato e sostenibile.Castellammare di Stabia punta a trasformarsi in un polo tecnologico per la cantieristica e la marittimità sostenibile. In una lettera inviata ai vertici regionali e nazionali, i Democratici e Progressisti indicano una strada comune che unisca sviluppo industriale, formazione avanzata e riqualificazione del tessuto portuale, guardando alla transizione energetica come opportunità e non come ostacolo.

La radice della proposta è chiara: salvaguardare lo stabilimento non basta se non si accompagnano da subito investimenti mirati in nuove competenze. Secondo la missiva, il cantiere di Castellammare deve diventare spazio di ricerca e innovazione, capace di accompagnare i processi di decarbonizzazione dell’industria navale e di riqualificare professionalmente i lavoratori della cantieristica. È qui che entra in gioco una scuola di alta formazione, concepita in collaborazione con le università campane, per formare figure specialistiche alle frontiere delle tecnologie navali e della transizione energetica.

L’idea è articolata: coinvolgere formazione, ricerca e industria in un ecosistema capace di collegare le competenze esistenti nel territorio con le trasformazioni tecniche che interessano il settore marittimo. Formazione avanzata, incubazione di progetti e collaborazioni con atenei locali non dovrebbero essere mere astrazioni, ma basi concrete per accrescere la competitività del cantiere e offrire nuove opportunità ai giovani della zona.

Sul tavolo c’è anche la dimensione infrastrutturale: la lettera richiama l’urgenza di riaprire il dossier sul bacino e sul riassetto del porto, partendo dalla rimozione delle strutture fatiscenti presenti nelle aree portuali. Un invito esplicito a riunire attorno a un tavolo istituzionale Governo, Fincantieri e l’Autorità portuale, affinché si definiscano investimenti, opere necessarie e un percorso operativo condiviso. Il richiamo arriva dopo le dichiarazioni del ministro Salvini, con l’auspicio che il presidente della Camera, Roberto Fico, prenda l’iniziativa per coordinare un rilancio che coinvolga anche la Regione e la Città Metropolitana.

La cornice geografica è chiara: Castellammare di Stabia non è più pensata come realtà isolata, ma come nodo centrale di un quadro regionale in cui la modernizzazione della cantieristica può stimolare sviluppo, turismo e occupazione. La proposta non si limita a chiedere fondi europei o nuovi appalti: mira a costruire un modello di governance, responsabilità condivise e un calendario di interventi, in grado di mettere in moto un piano di lungo respiro per l’intera area.

In sostanza, per i firmatari la trasformazione del cantiere non è un processo separato dall’evoluzione della città. Il ribaltamento a mare, il bacino, la riqualificazione del porto, l’offerta formativa e il rilancio turistico devono procedere insieme, concertati con enti locali, istituzioni e soggetti economici. Ma affinché questa visione diventi realtà servono risorse ben definite, ruoli chiari e una tabella di marcia condivisa tra istituzioni e attori del territorio, in grado di trasformare Castellammare in un modello di riferimento per la Campania e oltre.

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