Euro 2032 potrebbe diventare per Napoli e la Campania non solo la chance di ospitare partite, ma un pacchetto di progetti di rigenerazione urbana in grado di riorientare mobilità, servizi e infrastrutture. La UEFA tiene d’occhio le piazze italiane candidate e la decisione definitiva, attesa entro ottobre, potrebbe segnare un nuovo corso per l’area metropolitana.
Sono 13 le città presenti nell’elenco ufficiale delle aspiranti sedi: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino e Verona. A differenza di un’eventuale selezione legata esclusivamente agli stadi, la prima scrematura ha riguardato proprio gli impianti: tra 16 candidati iniziali ne restano 14, con Roma che propone tre opzioni e Napoli due, sempre entro un quadro di candidatura che privilegia strutture sportive in grado di supportare un torneo di grande richiamo continentale.
A Napoli la partita non è solo sul terreno di gioco. Il San Paolo, che per la candidatura cittadina potrebbe essere indicato anche con il nome Maradona, resta il fulcro dell’iniziativa, ma la visione va oltre l’impianto. L’amministrazione intende legare la candidatura a una rigenerazione urbana più ampia, capace di stimolare l’indotto legato all’evento e al tempo stesso migliorare la vivibilità di quartieri periferici e del centro storico. In quest’ottica si parla di un intervento integrato che colleghi lo stadio a infrastrutture di trasporto, all’offerta formativa dell’università e a interventi nei corridoi di Via Claudio (e aree circostanti), con l’obiettivo di elevare la qualità dei servizi per i residenti e facilitare gli spostamenti.
Sul fronte romano, la discussione si concentra tra l’Olimpico e una possibile infrastruttura di nuova generazione a Pietralata, scartando l’ipotesi del Flaminio dalle opzioni finali. Le trattative sul tavolo coinvolgono diverse anime della tifoseria e della governance sportiva: a gestire le prospettive ci sarebbero figure di rilievo come i presidenti delle squadre, con scenari di contingenza che potrebbero trasformarsi in opportunità qualora le condizioni evolvessero.
La narrativa sulla proposta partenopea va oltre l’impianto sportivo: si profila come un pacchetto che intreccia stadi, mobilità, logistica e riqualificazione urbana. L’obiettivo è offrire a Napoli non solo una vetrina per l’evento, ma una cornice di sviluppo che possa incidere su trasporti pubblici, accoglienza turistica e qualità della vita nelle aree interessate. L’idea è convincere non solo i tifosi ma anche chi vive quei quartieri, dimostrando che un grande evento può accompagnarsi a interventi strutturali capaci di cambiare volto a un’intera regione.
La Federazione Italiana Giuoco Calcio ha già annunciato di proseguire il confronto con tutte le amministrazioni e con i soggetti coinvolti, non limitandosi ai soli enti che hanno presentato candidature. L’impegno è accompagnare programmi di sviluppo e ammodernamento che vadano oltre il torneo stesso, favorendo investimenti in mobilità, logistica e offerta al pubblico internazionale. In parallelo, resta centrale la pressione di individuare quale cartina di sarebbe utile per Euro 2032, con un occhio agli investimenti che possano sostenere la candidatura nel lungo periodo.
Il countdown è segnato: entro ottobre la UEFA dovrà indicare quali progetti portanti resteranno in campo. Nel frattempo, l’appetito della cittadinanza è eterogeneo. Da una parte c’è fiducia nel potenziale trainante per turismo, commercio e servizi; dall’altra la cautela su tempi, costi e impatti sul tessuto urbano. In questa cornice, Napoli si presenta come laboratorio di opportunità: non solo una manifestazione sportiva, ma un catalizzatore capace di ridefinire l’orizzonte della città e dell’intera Campania nei prossimi anni.
