San Giovanni a Teduccio, blitz della Squadra Mobile: base logistica del clan scoperta tra droga, armi e contanti
Un’operazione dei Falchi della Squadra Mobile, guidati dal primo dirigente Mario Grassia, ha portato alla scoperta di una base logistica legata al narcotraffico gestita da un clan della zona orientale. Al centro dell’indagine c’è Jessica Vicchiariello, 33 anni, attualmente detenuta nel carcere femminile di Secondigliano con le accuse di detenzione di droga ai fini di spaccio e ricettazione di arma clandestina. Secondo gli investigatori, la giovane avrebbe agito come custode di messi e materiali per conto di terzi, senza gestire in autonomia l’attività illecita.
Il punto focale dell’operazione è stato l’abitazione di via Stefano Barbato, a San Giovanni a Teduccio, dove gli uomini della polizia hanno trovato 19.000 euro in contanti nascosti tra i mobili e le prime bustine di marijuana. Ma è stato un deposito di pertinenza della donna a fornire la vera svolta investigativa: l’individuazione di una base logistica collegata al traffico di droga della zona, scoperta grazie al fiuto dei cani antidroga dell’Unità cinofila. Le chiavi rinvenute nell’appartamento hanno permesso agli agenti di aprire un magazzino dove, secondo gli accertamenti, operava la rete del clan.
All’interno del deposito sono stati rinvenuti:
– circa 12 chilogrammi di marijuana e 8 chilogrammi di hashish;
– 100 grammi di cocaina e metanfetamina;
– una pistola Glock calibro 9×21 risultata provento di furto;
– circa 200 cartucce di vario calibro e cinque bilancini di precisione.
Gli inquirenti sottolineano che l’entità del volume d’affari e la quantità di stupefacente non sembrano riconducibili a una gestione autonoma da parte della Vicchiariello, collocando la donna come custode nell’intera catena, potenzialmente al servizio di altri soggetti della rete criminale.
La vicenda assume una prospettiva familiare che va ben oltre la giornata di ieri: Jessica Vicchiariello è figlia di Monica Veneruso, la donna che nel dicembre 2017 fu presente accanto ad Antonio Perna, esponente di rilievo vicino ai Mazzarella, quando quest’ultimo perse la vita in un’esplosione while maneggiava un ordigno destinato a colpire una zona controllata dai rivali dei Reale. Secondo gli inquirenti, quel collegamento tra la storia criminale della famiglia e le dinamiche attuali aiuta a inquadrare la portata del traffico milionario indagato.
Gli investigatori proseguono nel lavoro di ricostruzione per dare viso e nome ai veri responsabili della rete di narcotraffico e per chiarire quali ruoli abbiano avuto Le persone coinvolte. La fase attuale dell’indagine resta aperta, con accertamenti in corso sulla struttura gerarchica della banda e sui contatti tra i livelli intermediate e i leader delle cosche locali.
