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Castellammare: presunte condotte della dottoressa Eutalia Esposito nel reparto di ginecologia

Castellammare: presunte condotte della dottoressa Eutalia Esposito nel reparto di ginecologia

Castellammare di Stabia, neonato morto al San Leonardo: arresto per una dottoressa e sospensioni per altri tre professionisti in un’indagine su presunti errori e depistaggi

Due anni di silenzio amministrativo sembrano aver trovato finalmente una prima parabola di verità. Salvatore Abrunzo, nato a Torre Annunziata, aveva trovato spazio nell’archivio di un caso giudiziario che ora riemerge con nuove riunioni investigative. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ciò che è emerso non sarebbe stato una semplice tragedia legata a complicazioni partorili, ma un intreccio di omissioni, interventi discutibili e una gestione dei reperti sanitari che rientrerebbe in una strategia di autodifesa dell’equipe medica.

Nella notte tra ieri e oggi, la Guardia di Finanza delle compagnie di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti della dottoressa Eutalia Esposito, 71 anni, all’epoca primaria pro tempore del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Leonardo. Le misure restrittive includono gli arresti domiciliari per la professionista, considerata figura di rilievo nella sanità locale nonché ex consigliera comunale. Contestualmente, tre colleghi sono stati colpiti da un provvedimento di sospensione dall’esercizio della professione e dai pubblici uffici per dodici mesi: si tratta dei ginecologi Salvatore Ercolano e Natalina Buono e dell’ostetrica Roberta Vinaccia.

Le accuse, al vaglio degli inquirenti, toccano vari profili penali: omicidio colposo in ambito sanitario, falsificazione sia materiale sia ideologica di atti pubblici, frode processuale e depistaggio. Una cornice accusatoria che, se fosse confermata, andrebbe a incidere su una pagina cruciale della sanità locale e su una gestione della sala parto che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe oltrepassato i limiti della professionalità.

Il quadro narrativo della vicenda è strettamente legato al periodo di marzo di due anni fa, quando la madre di Salvatore si è rivolta al San Leonardo per un travaglio che, secondo l’accusa, avrebbe mostrato segnali di gravità fin dai primi momenti. Dopo il parto, il neonato fu destinato al reparto di Terapia Intensiva Neonatale, dove trascorse un mese nella speranza di una ripresa che non si materializzò. Dall’indagine emergerebbe l’idea che, poco tempo dopo l’evento, i sanitari coinvolti avrebbero elaborato una versione degli eventi per giustificare l’esito letale e le lesioni riscontrate.

Tra le ipotesi indicate dagli investigatori, vi sarebbe stata la creazione artificiale di una spiegazione legata a una presunta anomalia del cordone ombelicale: una “scena” costruita per descrivere una fatalità che, in teoria, avrebbe reso impossibile salvare il neonato. Il fronte delle contestazioni, però, non si fermerebbe lì: secondo quanto rilevato dalle Fiamme Gialle, sarebbero stati distrutti o sottratti reperti biologici e documentali di rilievo, inclusi cordone ombelicale e placenta, in violazione dei protocolli che regolano la gestione di eventi avversi in sala parto. Anche la precisione delle tempistiche operative risulterebbe alterata nella cartella clinica, a quanto riferiscono gli inquirenti.

L’inchiesta, coordinata dalla magistratura oplontina, sarebbe basata su molteplici elementi: incroci di testimonianze, tabulati e riscontri documentali che hanno delineato una pratica sistematica di falsificazione dei conti temporali degli interventi e di depistaggio dell’itinerario clinico. Per ora, però, resta fermo il principio della presunzione di innocenza: le accusa non equivalgono a condanne, e le indagini proseguono per chiarire la ricostruzione di quanto accaduto e individuare eventuali responsabilità più ampie.

Il caso torna a interrogare la gestione del San Leonardo: la comunità attende risposte su come si possa prevenire simili errori e su quali misure preventive possano essere adottate per tutelare madri e neonati. Nel frattempo, la magistratura continua a valutare elementi e sviluppi: le misure adottate nei confronti della squadra ostetrico-ginecologica resteranno in vigore finché non si avrà un quadro completo e verificabile.

Resta da chiarire quale sia il reale peso delle responsabilità individuali e se vi siano ulteriori sviluppi sul fronte investigativo. L’esito delle prossime settimane potrebbe definire non solo il destino professionale di chi è stato coinvolto, ma anche la fiducia della cittadinanza nel sistema sanitario locale e nelle procedure di controllo e trasparenza all’interno delle strutture pubbliche.A Torre Annunziata, in Campania, un’inchiesta sul reparto parto torna al centro dell’attenzione: ieri la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti della dottoressa Esposito, dirigente del reparto. Secondo l’accusa, la gestione del caso avrebbe tentato di depistare gli elementi investigativi e di presentare versioni concordate nelle prime sommarie informazioni.

Nel 2024, la Procura di Torre Annunziata aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto sulla morte del neonato Salvatore. Oggi l’indagine ha preso una piega diversa: le forze dell’ordine hanno riaperto il fascicolo dopo una serie di controlli e incroci tra registri del personale, diari di bordo della sala parto e schede di ricovero, dai quali emergevano incongruenze orarie e contraddizioni nelle deposizioni presentate in passato.

Gli approfondimenti della Guardia di Finanza hanno portato alla luce elementi che gli investigatori hanno definito come una versione definita, nota agli inquirenti come “nodo imprevedibile”, ritenuta valida per lungo tempo per giustificare alcune scelte operative. Le verifiche hanno incluso intercettazioni e controlli incrociati sui flussi di ingresso del personale sanitario, nonché confronti tra i diari di bordo e le cartelle cliniche. Dal materiale raccolto sarebbero emerse discrepanze rilevanti tra quanto riferito in diverse fasi dell’indagine.

L’ordinanza cautelare eseguita ieri segna una svolta dell’inchiesta: nonostante l’archiviazione sospesa in passato, il fascicolo torna all’attenzione dei pubblici ministeri e si allinea al quadro di presunte condotte non conformi ai principi etici e alle norme vigenti. Secondo quanto contestato, la condotta della dottoressa Esposito e di altri soggetti coinvolti avrebbe potuto tradire sia il giuramento di Ippocrate sia la normativa statale, aprendo la strada a un’ipotesi accusatoria ancora da accertare pienamente.

La riapertura dell’indagine sposta l’attenzione dall’emergenza ospedaliera al contesto giudiziario, dove il procedimento è destinato a evolversi nelle aule di tribunale. La Procura di Torre Annunziata ha sottolineato che gli accertamenti sono in corso e che la posizione delle persone coinvolte dovrà essere valutata nelle sedi competenti. Nel frattempo, la coppia di Torre Annunziata, che per due anni ha vissuto nel dubbio circa la morte del proprio figlio, continua a seguire con attenzione gli sviluppi e auspica chiarezza sui fatti.

Questa vicenda, se confermata in tutte le sue prospettive, potrebbe avanzare il tema della gestione delle pratiche mediche in reparti delicati e della necessità di rigore nei controlli interni, nonché della trasparenza nelle fasi investigative. Per ora, però, restano da chiarire numerosi dettagli: quali specifiche condotte siano al centro della nuova attività istruttoria, quali persone, oltre alla dottoressa Esposito, siano effettivamente coinvolte e quale possa essere l’esito delle prossime verifiche. Gli investigatori ribadiscono che l’esame dei fatti continua, e che solo l’atto processuale potrà definire responsabilità e ripercussioni.

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