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Cardarelli, morte dopo intervento: consulenti escludono errore medico

Cardarelli, morte dopo intervento: consulenti escludono errore medico

Napoli, la difesa del primario e del team chirurgico ribadisce l’assenza di profili di colpa nella morte di una giovane paziente, avvenuta dopo un intervento in regime di intramoenia all’ospedale Cardarelli. Secondo quanto riferito dall’avvocato Gabriele Di Criscio, legale del direttore della Chirurgia Generale, una consulenza tecnico-autoptica depositata il 5 ottobre non individua condotte censurabili nella gestione clinica della paziente, né nelle fasi che precedono l’intervento né in quelle successive all’insorgere della complicanza che ha richiesto un secondo intervento.

La relazione consultiva, descritta dalla difesa, apparirebbe favorevole al operato del primario Felice Pirozzi e degli altri medici coinvolti. Nel riepilogo diffuso dal legale si sostiene che la gestione preoperatoria sia risultata corretta, che l’indicazione chirurgica sia stata adeguata e che l’esecuzione dell’intervento sia stata condotta secondo standard appropriati. In parallelo, anche la gestione della complicanza postoperatoria è considerata adeguata: la tempestività del secondo intervento e la sua esecuzione, sempre secondo la difesa, sarebbero state conformi alle buone pratiche medico-ospedaliere.

La difesa sottolinea che la consulenza non individua omissioni o criticità tali da configurare responsabilità professionali a carico dei medici che hanno seguito la paziente. Il punto centrale, secondo l’avvocato, è l’assenza di profili di colpa nella condotta dei professionisti sanitari: la gestione è descritta come diligente, perita e prudente, e le complicanze osservate non verrebbero attribuite a errori diagnostici o terapeutici. In questa lettura difensiva, quindi, le circostanze della morte non troverebbero un nesso causale con la condotta clinica praticata prima e durante l’intervento o nel corso della gestione postoperatoria.

Resta fermo che l’indagine è in corso: gli elementi a disposizione servono a chiarire le dinamiche della morte della giovane, e la consulenza tecnico-autoptica fornita dalla difesa rappresenta una lettura della documentazione, non una decisione definitiva delle autorità giudiziarie. I magistrati hanno ancora davanti a sé il compito di verificare ogni aspetto della vicenda, valutando tutte le risultanze permessili dagli accertamenti in corso.

Nel frattempo, la vicenda richiama l’attenzione su un caso di intramoenia che ha tenuto banco nel panorama sanitario napoletano: Cardarelli resta uno dei principali punti di riferimento ospedalieri della città, e la gestione di procedure extra-ospedaliere continua a essere oggetto di attenzione pubblica e investigativa. La difesa ha annunciato che continuerà a collaborare con gli ~organismi competenti~, puntando a una comprensione più chiara delle circostanze che hanno portato al decesso della giovane.

In definitiva, sebbene la lettura offerta dalla consulenza tecnico-autoptica della difesa sembri escludere profili di responsabilità professionale, il percorso giudiziario resta aperto. Le conclusioni definitive spetteranno agli organi inquirenti e al magistrato competente, che dovranno valutare ogni elemento disponibile per stabilire eventuali responsabilità. Fino ad allora, la versione presentata dalla difesa continua a costituire un aspetto del quadro probatorio, non un verdetto.

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