Caivano (Napoli) – Un ruolo centrale in una vicenda giudiziaria legata alla figura di Don Maurizio Patriciello resta al centro della discussione: il tribunale di Napoli Nord ha assolto Vittorio De Luca, 75 anni, suocero del potente esponente della Camorra di Caivano Domenico Ciccarelli, dall’accusa relativa ad alcuni episodi percepiti come minatori nei confronti del sacerdote anticamorra. L’imputato era finito sotto processo per tre capi di imputazione legati a un’azione compiuta nell’aprile del 2022, quando affisse un pannello all’inferriata della parrocchia San Paolo Apostolo del Parco Verde, vicino al cancello pedonale, con la scritta Bla Bla Pe’ Mo’, interpretata come intimidatoria in relazione al contesto drammatico legato all’attentato esplosivo subito poche settimane prima.
La sentenza ha ritenuto insussistente la parte offensiva e ha escluso la responsabilità di De Luca in relazione alle minacce a Patriciello e al responsabile dell’associazione “Un’infanzia da vivere”, componente del Comitato di Liberazione dalla Camorra dell’area nord di Napoli, di cui Don Patriciello è stato tra i fondatori. Secondo la motivazione, il principio del ne bis in idem ha impedito un nuovo giudizio sul primo capo, già oggetto di una precedente assoluzione per le stesse minacce, e i capi rimanenti non avrebbero trovato riscontro tale da costituire reato. Il risultato è stato salutato dall’avvocato difensore, Gabriele Roberto Cerbo, che ha sottolineato come la sentenza riapra la questione posta dalla decisione della settimana scorsa e annuncia l’intenzione di ricorrere in appello per la sentenza precedente.
Contemporaneamente, nei giorni passati, un altro collegio dei giudici del medesimo tribunale ha emesso una sentenza divergente: De Luca è stato condannato per stalking ai danni di Don Patriciello e del rappresentante dell’associazione “Un’infanzia da vivere”, aggravato dal metodo mafioso. L’episodio di riferimento avrebbe avuto luogo il 28 settembre 2025, quando De Luca avrebbe consegnato un proiettile durante la celebrazione della messa, in un momento di distribuzione dell’Eucarestia. La condanna ha sorpreso molti, viste le due realtà che convivono nello stesso arco temporale giudiziario: una decisione che ha disposto l’esistenza di una condanna per stalking con l’aggravante mafiosa, situazione che ha acceso nuovi interrogativi nell’ambito delle dinamiche tra le parti coinvolte.
La differenza tra i due esiti offre agli osservatori un quadro complesso della gestione giudiziaria di una vicenda che attraversa il crinale tra azioni personali, contese di potere e la lotta contro la camorra. Gli avvocati della difesa hanno annunciato che proseguiranno con i passi legali opportuni per ribadire le proprie tesi e per contestualizzare la nuova pronuncia nel contesto più ampio della vicenda. Da parte loro, i portavoce delle parti civili hanno ribadito che la dimensione intimidatoria delle azioni contestate resta una questione da monitorare, soprattutto in rapporto alle tensioni che sorgono all’interno di comunità e parrocchie colpite da episodi di violenza.
Nel Parco Verde di Caivano e nelle aree limitrofe, la vicenda continua a essere oggetto di attenzione da parte di residenti e osservatori della cronaca giudiziaria campana. Mentre la magistratura valuta le motivazioni delle due decisioni, resta vietato trarre conclusioni definitive su responsabilità personali senza il pieno esito dei procedimenti in corso. Resta confermata, però, la complessità della relazione tra vicende giudiziarie, attività associative volte al contrasto alle dinamiche camorristiche e la tutela delle figure ecclesiastiche coinvolte nel contesto di una comunità che ha vissuto momenti di serrato confronto tra fede, sicurezza e giustizia.
