Arzano chiude definitivamente una pagina molto dolorosa della cronaca ambientale dell’area nord di Napoli: è stata completata la bonifica della maxi-discarica sotterranea occultata in una galleria dismessa tra Arzano e Secondigliano, cancellando una vera e propria bomba ecologica che per circa trent’anni aveva pesato sul territorio.
Il sito, tristemente noto fin dai primi anni Novanta per una tragedia in cui persero la vita 11 persone, era stato sepolto a pochi metri dalla rotonda principale della città. All’ombra del sottosuolo, quel tunnel è stato per decenni un ricettacolo abusivo di migliaia di tonnellate di rifiuti, alimentando i profitti delle cosiddette ecomafie e trasformando l’area in un punto nodale di illegalità ambientale.
La svolta arriva grazie a un lavoro di indagine condotto dai giornalisti locali e ai controlli serrati della Polizia Municipale, che hanno portato al sequestro dell’area. Successivamente è scattato l’intervento del Commissario unico per la bonifica delle discariche: il Generale di Brigata dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, la cui struttura ha coordinato un complesso intervento di ingegneria ambientale per smantellare la cosiddetta “monnezza connection” nascosta nel sottosuolo.
La soddisfazione delle istituzioni è stata espressa dal sindaco di Arzano, Giuseppe Vitagliano, che ha definito l’opera di bonifica un traguardo storico per il territorio: «Restituire legalità, sicurezza e futuro a questa terra è finalmente possibile. Si tratta di un traguardo storico per il nostro territorio. È stata finalmente completata la bonifica di questa maxi-discarica celata nel sottosuolo, che per anni ha rappresentato una ferita aperta. Un ringraziamento speciale e doveroso va al Generale Vadalà, alla Polizia Municipale e ai giornalisti locali che, con coraggio, inchieste puntuali e un costante controllo del territorio, hanno scardinato il muro del silenzio e portato alla luce questo immenso scempio».
Con questa chiusura di pagina, Arzano può guardare avanti con una consapevolezza diversa: la terra può tornare a essere terra, libera dall’ingombrante presenza di una discarica occultata e da un sistema di interessi illeciti che per decenni hanno minato la salute pubblica e il tessuto sociale della zona.
