Via Dante, cinque colpi di pistola in rapida successione hanno rotto la quiete di un quartiere di Secondigliano, a Napoli, dove due uomini in moto hanno esploso i colpi e sono poi scomparsi all’erta di una strada già segnata da tensioni note. L’episodio, ancora da incassare dalle verifiche degli investigatori, è stato registrato in una zona considerata delicata sul piano criminale e storicamente legata agli assetti di potere di diverse famiglie della camorra locale.
La zona interessata è da tempo al centro di una partita di controllo del territorio. Non è un’unità monolitica: a Secondigliano convivono realtà diverse, con zone di influenza che possono mutare in funzione di arresti, alleanze e vicende economiche legate al traffico di stupefacenti e all’imposizione della disciplina delle piazze. In questo contesto, un gesto come quello di via Dante può essere interpretato come un messaggio di forza o come un tentativo di ridefinire equilibri ormai vacillanti.
Secondo una lettura fornita dalla Direzione Investigativa Antimafia, i clan che hanno storicamente dominato l’area restano presenti nonostante cambiamenti e colpi pesanti inflitti negli ultimi anni. Il quadro, infatti, descrive una situazione non lineare: il clan Licciardi è indicato come ancora operativo nell’ampio bacino di Secondigliano, accanto alla persistenza di Di Lauro e Vanella Grassi. Arresti, collaborazioni con la giustizia e nuove esigenze di coesione interna hanno rimodellato i rapporti di forza tra le diverse componenti, offrendo una chiave interpretativa urgente per comprendere cosa sta accadendo in strada.
Un esempio emblematico della complessità della mappa locale arriva dal Berlingieri, quartiere che ha visto svilupparsi una dinamica di cointeressenza tra gruppi rivali. Un’indagine della DDA, portata a chiusura in marzo, ha portato a undici misure cautelari per reati connessi a traffico di droga, rapine ed estorsioni con l’aggravante mafiosa. Le risultanze hanno evidenziato una cooperazione tra le aziende criminali di Licciardi e Vanella Grassi, che ha superato, perlomeno in quella realtà, la logica della contrapposizione frontale. Da qui nasce una lettura chiara: quando equilibri vecchi crollano, chi controlla le piazze e le risorse diventa una variabile decisiva nelle nuove dinamiche di potere.
A fine agosto è emersa una nuova fase: esponenti della vecchia guardia della componente Licciardi della Masseria Cardone hanno fatto ritorno sul territorio, con un rinnovato reclutamento di giovani riferimenti. L’obiettivo, secondo gli investigatori, sarebbe consolidare la presenza nell’area nord e allargare l’influenza anche su Miano, Piscinola e Don Guanella. Nell’ottica di una ridefinizione degli interessi, si profilano tensioni interne tra la Masseria Cardone e il Berlingieri, alimentate dalla diversa visione sull’espansione territoriale. Queste fragilità interne spiegano in parte la complessità delle scelte tattiche sul territorio e aiutano a leggere l’attuale contesto di Secondigliano.
Nel complesso, l’episodio di via Dante non va esaminato come un fatto isolato, ma come parte di una stagione in cui vecchi assetti vengono sfidati da nuove strategie di potere. La domanda centrale resta la stessa: si è trattato di una bravata, di un atto di intimidazione mirato a chi opera in zona, o di una dimostrazione di forza inserita in una più ampia ridefinizione degli equilibri tra bande? Le autorità tengono bene aperta questa interpretazione, mentre le indagini proseguono per chiarire i contorni di una dinamica in continua evoluzione.
Gli inquirenti continueranno a monitorare la scena, analizzando non soltanto l’episodio di via Dante ma anche le ricadute di una “partita” territoriale che, per ora, resta molto meno definita di quanto appare in superficie. L’obiettivo è capire chi sta muovendo le pedine e a quali interessi risponda ogni gesto, nel contesto di un territorio che, sebbene non uniforme, resta cruciale per la mappa criminale di Napoli e della Campania.A Napoli nord, il quadro delinquenziale resta in evoluzione: tra Secondigliano e Scampia le dinamiche della criminalità organizzata cambiano volto, non spariscono. A maggio 2026 un’operazione congiunta Carabinieri e DDA ha portato a 14 arresti nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga attribuita a un sottogruppo legato al clan Di Lauro. Gli investigatori dicono che l’organizzazione operava non solo tra i quartieri storici, ma anche attraverso contatti con gruppi albanesi, concentrandosi sul periodo 2019-2023. L’impressione è che la rete, pur colpita, non sia stata eliminata, ma riorganizzata.
La fotografia emersa dalle indagini racconta una trasformazione significativa del modello criminale: meno esplosività militare e più attenzione agli aspetti economici, alle fonti di finanziamento e alle attività legate al controllo del territorio, con una spinta a muoversi all’interno di un circuito capace di sostenersi nel tempo pur senza frontalità di fuoco sulla scena pubblica.
Un altro fattore da tenere d’occhio riguarda la scena locale: a luglio sono stati scarcerati figure di peso come Giovanni Cesarano, Pietro Licciardi junior e Diego Vastarella. Gli investigatori hanno spiegato che il rientro di questi esponenti sul territorio potrebbe ridefinire gli equilibri nell’area settentrionale di Napoli. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza: un ritorno di alcuni boss non significa automaticamente una nuova guerra aperta tra gruppi, ma certamente può incidere sui rapporti di forza.
Nel contesto di questi sviluppi, la cronaca recente segnala comunque episodi di violenza che meritano un’interpretazione nell’insieme. L’8 agosto, nel Rione Berlingieri, tre ventenni a bordo di scooter con caschi hanno fatto fuoco in aria, ferendo per sbaglio una donna presente in strada insieme al figlio. La Polizia ha raccolto bossoli e acquisito le immagini delle telecamere, aprendo nuove piste investigative. Le iniziali ipotesi indicano uno scontro tra giovani legati agli ambienti Licciardi e Vanella Grassi, alla luce del nuovo assetto delle piazze di spaccio dopo gli arresti, con una sequenza di episodi violenti che va letta nel suo insieme.
Un elemento particolarmente delicato, segnalato dagli inquirenti, riguarda i cosiddetti “cambi di casacca”: in quartieri segnati dalla frammentazione della criminalità, l’allontanamento di uomini chiave e il passaggio a gruppi rivali sembrano essere una dinamica in corso. La Direzione investigativa antimafia ha descritto questo fenomeno nelle relazioni sul territorio tra Secondigliano e Scampia, con la conseguenza di ridefinire alleanze, contatti e modalità operative. È un terreno che potrebbe alimentare tensioni e nuove logiche di predominio, ma non va avanzata alcuna certezza sulle responsabilità di singole azioni future.
La domanda che gli investigatori considerano decisiva non è solo chi ha materialmente sparato, ma chi avrebbe dovuto ricevere quel messaggio. Se i cinque colpi fossero stati destinati a intimidire una persona specifica, si tratterebbe di una matrice mirata. Se invece fossero stati l’emergere di una dimostrazione di forza per rivendicare lo spazio di rapida diffusione dello spaccio, la chiave interpretativa cambierebbe radicalmente. In ogni caso, telecamere pubbliche e private, testimonianze e soprattutto la ricostruzione dei movimenti dei due motociclisti potrebbero fornire elementi decisivi per comprendere la portata di quanto avvenuto e l’impatto sull’equilibrio criminale nel territorio settentrionale di Napoli.
Oltre agli episodi concreti, resta centrale l’esigenza di discernere tra dinamiche di potere, contrapposizioni tra clan e la realtà di una mappa criminale in costante mutamento. A Secondigliano, come in altre zone colpite dalla lotta tra gruppi, la lettura dell’attuale–e non definitiva–situazione richiede tempo, pazienza investigativa e una lettura distaccata dei segnali sul campo. Sarà l’indagine, con la sua lente di ingrandimento su movimenti, contatti e obiettivi, a chiarire se siamo di fronte a una ridefinizione di piazze di spaccio o a una semplice fase di turbolenza transitoria.
Intanto, gli occhi degli inquirenti restano puntati sulle prove materiali, sulle testimonianze e sui flussi comunicativi tra le aree interessate. Il rischio di generalizzare non aiuta, ma è evidente che la geografia criminale di Napoli, pur cambiando pelle, continua a chiedere attenzione costante. Gli esiti dell’indagine arriveranno solo con la compiutezza degli accertamenti: per ora, la lettura è una fotografia di un territorio in movimento, dove vecchie alleanze si confrontano con nuove dinamiche e dove la linea tra controllo del territorio e violenza resta sottile, da definire solo dalle prove.
