NAPOLI – La vicenda di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore, continua a far discutere le aule di giustizia. La questione si fa sempre più complessa dopo l’incidente probatorio voluto dal gip Mariano Sorrentino, che ha affidato a un gruppo di esperti il compito di esaminare le circostanze attorno alla morte del piccolo, avvenuta all’ospedale Monaldi di Napoli, cinquantanove giorni dopo l’intervento.
Le accuse della famiglia: «Dolo eventuale»
Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, sottolinea come gli esiti dell’incidente probatorio spostino l’attenzione dalla sala operatoria verso le decisioni prese successivamente al 23 dicembre. Al centro della contestazione vi è l’asserito mancato uso del supporto meccanico ventricolare avanzato, noto come «Berlin Heart».
A detta dell’avvocato, i periti avrebbero escluso che il cardiochirurgo Guido Oppido avesse seriamente considerato di impiegarlo, nonostante il piccolo potesse riceverlo entro tre giorni dall’intervento. «Questo configura un omicidio volontario con dolo eventuale», ha dichiarato l’avvocato Petruzzi, interrogandosi: «Perché non siamo riusciti a salvare Domenico?». Questa domanda, secondo il legale, pone ulteriori interrogativi sulla professionalità del medico.
La difesa del primario: «Intervento effettuato correttamente»
Contrariamente, gli avvocati di Guido Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes, hanno evidenziato come la perizia avesse smentito gran parte delle accuse originarie. secondo il collegio peritale, la cardiectomia, ovvero l’espianto del cuore compromesso, poteva essere eseguita anche prima dell’arrivo del nuovo organo.
«L’assenza di profili di censura sull’intervento del 23 dicembre è inequivocabile», ha affermato l’avvocato Manes, chiarendo che l’accusa iniziale di falso è stata discreditata.
Prospettive per la vice chirurga: possibile archiviazione
Soddisfazione per l’andamento delle indagini è stata espressa anche dall’avvocato di Emma Bergonzoni, aiuto chirurgo durante l’operazione. Vincenzo Maiello ha evidenziato come la perizia confermi il rispetto delle norme da parte della dottoressa.
Poiché il suo intervento si è limitato alla sala operatoria, con nessun influsso sul decorso post-operatorio, si attende ora che la procura valuti l’archiviazione della posizione della Chirurga, come auspicato dal legale.
