La fase conclusiva del processo per la morte di Diego Armando Maradona ha visto ieri salirsi il testimone cruciale Pablo Ferrari, perito forense della difesa del neurochirurgo Leopoldo Luque. Questa audizione, tenutasi presso il Tribunale Orale numero 7 di San Isidro, ha gettato nuove ombre sulla ricostruzione del decesso del leggendario calciatore.
Ferrari ha messo in discussione l’idea che Maradona abbia sofferto a lungo, sostenendo che il decesso sia stato causato da un evento improvviso, un’affermazione contestata dalle perizie presentate dalla pubblica accusa. Secondo i pm, il capitano della nazionale argentina era deceduto dopo un periodo prolungato di totale abbandono assistenziale.
Il perito della difesa ha delineato un quadro clinico radicalmente diverso: Maradona sarebbe morto a causa di un mix fulmineo di infarto, aritmia e edema polmonare acuto, circostanze che avrebbero escluso una lunga agonia. Un punto controverso evidenziato da Ferrari riguarda la mancanza di un test per il Covid-19, considerato da lui un grave errore metodologico.
La reazione delle parti civili, scatenate dalle sue affermazioni, non si è fatta attendere, con proteste in aula e una crescente tensione tra le parti.
Con l’ultimo testimone, il processo si avvia verso la fase decisiva. A partire dal 29 settembre, il tribunale avvierà le arringhe finali. L’importante processo legale, caratterizzato dalla presenza di cinque gruppi di avvocati delle parti civili e sette collegi difensivi, si preannuncia impegnativo e potrebbero essere necessarie diverse settimane prima che i giudici si ritirino per deliberare la sentenza finale. Gli imputati, al termine, avranno la possibilità di rilasciare dichiarazioni spontanee.
