Cronaca di Napoli
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Il boss Petrone continua a esercitare il controllo dal carcere, rivela un pentito: messaggi tramite Instagram e telefono.

Il boss Petrone continua a esercitare il controllo dal carcere, rivela un pentito: messaggi tramite Instagram e telefono.

Napoli – Un’operazione straordinaria ha scosso il Rione Traiano e le aree circostanti la scorsa settimana, con l’emissione di 31 ordinanze di custodia cautelare da parte del gip Fabrizia Fiore, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Questo intervento segna un significativo passo avanti nella lotta contro il cartello criminale dei Petrone-Puccinelli.

Il dettagliato dossier, composto di oltre 780 pagine, rivela il controllo assoluto che il clan esercita sulle piazze di spaccio, oltre a mostrare come la sua struttura gerarchica riesca a resistere in modo impressionante alle azioni di repressione giudiziaria. Al centro di questa rete c’è Salvatore Petrone, il boss che, anche dalla sua cella, riesce a mantenere un’influenza notevole sulla criminalità organizzata.

Le rivelazioni più scioccanti provengono da Domenico Di Napoli, un ex affiliato che ha deciso di rompere il silenzio e collaborare con la giustizia. Proveniente da Pianura, Di Napoli dimostra una conoscenza approfondita delle operazioni illecite e inizia il suo percorso di dissociazione dalla malavita il 5 settembre 2024, in seguito all’omicidio di Gennaro Ramondino avvenuto quattro giorni prima.

Non solo ammette il suo ruolo nella gestione di un punto di spaccio, ma rivela anche dettagli inquietanti, compreso l’occultamento del cadavere di Ramondino, che è stato distrutto per far sparire le prove. La confessione di Di Napoli non riguarda solo il suo clan, ma chiarisce anche le dinamiche e le alleanze che caratterizzano il traffico di droga nell’intera area occidentale di Napoli, da Soccavo a Fuorigrotta.

Comando dal carcere: la continua influenza di Petrone

Nei verbali dell’inchiesta, Salvatore Petrone emerge come una figura ancora chiave della camorra, nonostante la sua detenzione. Di Napoli conferma che il boss comunica tramite canali clandestini, mantenendo le redini del potere nel Rione Traiano. Afferma di essere a conoscenza diretta delle operazioni del clan e di aver avuto contatti con esponenti come Antonio Gemini, soprannominato “o moccioso”, e Antonio Martino, noto come “o Giò”.

Un episodio particolare menzionato da Di Napoli riguarda l’uso di un profilo Instagram falso, il quale serviva a mantenere il contatto con Petrone, suggerendo che il boss avesse accesso a dispositivi mobili anche all’interno dell’istituto penitenziario.

Antonio Martino: il gestore della rete di distribuzione

Antonio Martino si rivela essere il principale responsabile per le operazioni di spaccio nel Rione Traiano, fungendo da intermediario tra il vertice della piramide e il mercato. Di Napoli specifica che Martino è la figura centrale per la gestione dei rifornimenti di coca, coordinando le consegne e i contatti con i vari gruppi operativi all’interno del territorio.

Queste testimonianze pongono seri interrogativi sulla capacità della giustizia di fermare un sistema così radicato e versatile, evidenziando la complessità della lotta contro la camorra e la continua necessità di strumenti efficaci per contrastarla.

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