Scampia, omicidio Montanino-Salierno: la Cassazione assolve tre presunti mandanti
Una sentenza che segna un’epoca e alimenta la tensione sociale: il duplice omicidio che ha infiammato Scampia nel 2004 continua a restituire strascichi legali e umani. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura generale, rendendo irrevocabili le assoluzioni di tre uomini accusati di essere tra i mandanti dell’agguato. Raffaele Abbinante, suo figlio Francesco e Vincenzo Pariante possono finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo oltre vent’anni di processi e ribaltamenti.
Il 28 ottobre 2004 è una data che i residenti di Scampia non dimenticheranno mai. Quel giorno, Fulvio Montanino e lo zio Claudio Salierno vennero freddati da un commando armato in via Roma. Montanino, considerato il “braccio destro” di Cosimo Di Lauro, rappresentava un punto chiave nell’organizzazione criminale. Per gli investigatori, eliminarlo significava colpire il cuore pulsante del potere del clan Di Lauro.
Con l’uscita di scena di Montanino, si aprì una frattura letale tra il clan Di Lauro e i cosiddetti Scissionisti, guidati da Raffaele Amato e Cesare Pagano. A quel punto, la guerra per il controllo delle piazze di spaccio divampò, portando a una spirale di violenza che sconvolse l’intera area, con omicidi e raid armati che provocarono la fuga di intere famiglie dalle loro case, come tragicamente documentato nel quartiere delle Case Celesti.
“Abbiamo vissuto mesi di paura”, racconta uno dei residenti, testimone di quell’onnipresente clima di insicurezza. “Ogni giorno poteva rivelarsi quello decisivo, con una sparatoria che poteva accadere in qualsiasi momento”.
Le indagini iniziali si fondarono su numerose testimonianze di collaboratori di giustizia, tra cui quella di Luigi Secondo, il cui resoconto sull’agguato ha rappresentato una delle colonne portanti dell’accusa. Secondo quanto si apprende, l’operazione per eliminare Montanino era stata pianificata nei minimi dettagli, frutto di un prolungato clima di tensione interna al clan.
Ora, dopo un lungo percorso processuale, il silenzio sulla sentenza definitiva non può nascondere le cicatrici che continuano a segnare il quartiere di Scampia e i suoi abitanti. La ferita è ancora aperta e gli effetti della faida non si sono, purtroppo, mai realmente cicatrizzati.
Intanto, il futuro di Scampia rimane avvolto nell’incertezza, con la domanda che resta: quali saranno le ripercussioni di questa storica sentenza su una comunità ancora segnata dalla violenza?
Un verdetto che segna un’epoca: la Corte d’Assise di Napoli ha inflitto quattordici ergastoli agli esponenti di spicco della Scissione, ritenuti i mandanti di un duplice omicidio avvenuto che ha sconvolto la città. Gli imputati, tra cui nomi illustri come Cesare Pagano, capo del clan Amato-Pagano, e Carmine Pagano, devono ora affrontare le pesanti condanne, che hanno restituito ai cittadini un briciolo di giustizia in un contesto drammatico e complesso.
La sentenza è il culmine di un processo che ha visto transitare nelle aule di giustizia le figure più influenti della camorra napoletana. Stando a quanto emerso dalla prima ricostruzione, nel 2019 la Cassazione aveva già reso definitive le condanne nei confronti dei vertici della Scissione, ma le recenti pronunce hanno sollevato nuove polemiche e discussioni tra i residenti. “Finalmente giustizia si fa vedere”, commenta un commerciante del centro, esprimendo l’opinione di molti che vivono quotidianamente le conseguenze della criminalità.
Nonostante le condanne per i principali esponenti, il percorso processuale di altri clan ha preso una piega diversa. Raffaele Abbinante, Francesco Abbinante e Vincenzo Pariante erano stati anch’essi condannati all’ergastolo, ma un lungo iter legale ha portato a un’assoluzione sorprendente per insufficienza di prove. Questo colpo di scena non solo ha scosso le aspettative della Procura, ma ha anche amplificato il dibattito pubblico sulle insidie della giustizia in un contesto così intricato.
La chiusura definitiva del processo, sancita recentemente dalla Cassazione, significa che le assoluzioni di Abbinante e soci sono ora irrevocabili, lasciando un clima di incertezza tra i cittadini. “Ci chiediamo cosa accadrà ora, se ci saranno altre indagini o se i clan continueranno a operare indisturbati”, afferma un residente della zona, colpito dalla fragilità del sistema giudiziario contro la criminalità organizzata.
L’attenzione rimane alta. Le conseguenze di queste sentenze si ripercuotono non solo sui protagonisti, ma su tutta la comunità, ansiosa di vedere cambiare la propria realtà. La domanda, ora, resta aperta: sarà davvero un segnale di cambiamento o l’ennesimo capitolo di una lunga guerra tra giustizia e criminalità?

