Caivano, inchiesta sulla Tav: coinvolti l’ex sindaco e la consorte
In un contesto già complesso, si allarga l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere su un presunto sistema di tangenti legato agli appalti per lo smaltimento delle terre e rocce da scavo del progetto ferroviario Alta Velocità Napoli-Bari. Un’indagine che non si limita ai già noti indagati ma si arricchisce di nuovi nomi e sospetti.
I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati cinque ulteriori persone, tra cui un alto funzionario di Rete Ferroviaria Italiana, evidenziando un possibile meccanismo corruttivo che avrebbe compromesso l’affidamento di un appalto da oltre 9 milioni di euro per la gestione di circa due milioni di metri cubi di terreno provenienti dai cantieri della Tav. Secondo quanto si apprende dalla ricostruzione iniziale, la nuova fase dell’inchiesta si concentra soprattutto sul funzionario Domenico Semplice, ex sindaco di Caivano, accusato di essere uno degli ingranaggi principali di questa rete illecita.
Insieme a Semplice, coinvolta anche la moglie, l’avvocato Laura Arena, e due imprenditori del settore estrattivo, Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, oltre all’architetto Gaetano Sacco, considerato consulente degli imprenditori. È un intreccio di relazioni e interessi che preoccupa non solo per l’importo delle somme in gioco, ma per le ripercussioni sulla comunità e sull’immagine di istituzioni già segnate da eventi infelici.
“Abbiamo sentito il caos e il fragore delle sirene, ci sono stati momenti di panico”, racconta un residente della zona, sottolineando l’ansia che permea l’aria, mentre le forze dell’ordine continuano le indagini. Si ipotizza che Antonio Luserta, un imprenditore già noto nel settore, sia riuscito a ottenere l’appalto grazie all’intercessione di Carlo Marino, l’ex sindaco di Caserta, al quale avrebbe versato oltre 200mila euro, con il denaro che avrebbe tracciato percorsi complicati attraverso fatture ritenute fittizie.
Elementi inquietanti emergono dal modus operandi: le indagini rivelano che tra il giugno 2024 e il gennaio 2026, Semplice avrebbe potuto ricevere quasi 500mila euro tramite consulenze dalle apparente scarsa rilevanza professionale. Un sistema di movimenti finanziari articolato, che ha portato al sequestro, durante le perquisizioni, di documenti e anche di beni di lusso, come un Rolex del valore di circa 80mila euro.
Il senso di inquietudine si fa palpabile nei quartieri interessati, dove i cittadini avvertono che il problema della corruzione non è solo una questione di riviste e inchieste, ma una realtà che danza pericolosamente attorno a progetti di sviluppo fondamentale per il territorio. “Non vogliamo più che i nostri sperperi vengano giustificati da scelte politiche che non ci riguardano”, afferma un attivista locale, evidenziando la necessità di trasparenza e giustizia.
In un clima di crescente tensione, restano ora da chiarire gli ultimi passaggi di questa vicenda, che si preannuncia ancora ricca di sviluppi. Quello che è certo è che la lotta alla corruzione non può prescindere dall’attenzione e dall’impegno della comunità.La corruzione negli appalti continua a tenere alta l’attenzione a Napoli e dintorni. Nelle ultime ore, sono emerse nuove rivelazioni che dipingono un quadro allarmante di collusioni tra imprenditori e addetti ai lavori nell’assegnazione di contratti pubblici. Questo fenomeno, che coinvolge anche il settore estrattivo, non sembra essere un episodio isolato, come suggeriscono le ricostruzioni delle autorità.
Alla ribalta del caso ci sono nomi noti: Giovanni Sferragatta, gestore della cava di tufo Giannelli di Maddaloni, e Vincenzo Bifulco, titolare di una cava ad Apricena, in provincia di Foggia. Secondo quanto emerso, entrambi avrebbero versato somme di denaro a un intermediario, Semplice, per garantirsi affidamenti sui lavori connessi alla linea ferroviaria Napoli-Bari. I valori in gioco sarebbero più contenuti rispetto a quelli di un altro indagato, Antonio Luserta, ma ciò non toglie rilevanza alla situazione.
Le indagini stanno cercando di far luce su una possibile rete di relazioni tra imprenditori, rappresentanti della politica e tecnici, il cui fine sarebbe quello di influenzare l’assegnazione degli appalti per lo smaltimento delle terre di scavo. È un gioco che, se confermato, potrebbe minare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. “La situazione ha creato molta preoccupazione nella zona,” raccontano alcuni residenti, visibilmente scossi dalle notizie.
La prossima settimana si terrà un’udienza al Tribunale del Riesame in merito ai provvedimenti di sequestro legati a questa inchiesta. I coinvolti avranno l’opportunità di difendersi, ricordando che, fino a una sentenza definitiva, rimangono presunti innocenti.
Nel quartiere e nei palazzi della politica resta alta l’attenzione. La vicenda non è ancora chiusa, e le prossime mosse delle autorità potrebbero rivelare ulteriori dettagli inquietanti. Gli sviluppi di questa inchiesta sollevano domande sul futuro della lotta alla corruzione in Campania e su quanto incide sulla vita quotidiana dei cittadini.


