Un attentato inquietante ha scosso nuovamente la comunità tricolore: il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, è stato nel mirino di una violenza mirata che ha avuto luogo il 16 ottobre 2025 a Pomezia. Oggi, il tribunale del Riesame di Roma ha confermato le misure cautelari per i quattro accusati, nonché l’aggravante del metodo mafioso. Tre di loro sono ancora in carcere, mentre una donna è agli arresti domiciliari.
I nomi degli indagati, tutti residenti tra la provincia di Napoli e l’area avellinese, rimbalzano tra le strade di queste città. Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis sono accusati di un ampio ventaglio di reati, dall’uso di ordigni esplosivi a minacce e danneggiamenti. “Siamo certi che la giustizia farà il suo corso”, commenta un residente di Pomezia, visibilmente scosso dalla notizia.
Secondo quanto si apprende, i responsabili materiali dell’attentato avrebbero agito su commissione di Valter Lavitola, un imprenditore con una storia controversa, il quale avrebbe pagato tra i 5.000 e i 10.000 euro per l’operazione criminale. Un fatto che lascia dietro di sé interrogativi su possibili legami e motivazioni più profondi. Le indagini, condotte dai carabinieri del nucleo investigativo, puntano a fare chiarezza su un contesto di minacce sempre più allarmante.
Il rifiuto del Riesame di annullare le misure cautelari è visto come un passo positivo dalla Procura, impegnata a chiarire le motivazioni alla base di questo attacco inquietante. Le prossime ore saranno cruciali: si attende un’indagine più approfondita sul presunto mandante, Lavitola, il quale è stato perquisito mentre cercava di allontanarsi dal Paese.
Intanto, tra le strade oscure di Napoli e Avellino, la preoccupazione tra i cittadini cresce. “Rimaniamo vigili. Queste notizie non ci fanno stare tranquilli”, afferma un commerciante del quartiere. La domanda, ora, resta aperta: quali altre verità emergeranno da questo drammatico episodio?