Una nuova svolta si profila nelle indagini sulla scomparsa di Giovanni Sparago, il maresciallo dei carabinieri di soli 25 anni trovato privo di vita lo scorso 18 aprile a La Spezia. La triste vicenda, che ha scosso non solo la comunità locale ma anche tutta Italia, ha visto recentemente i genitori del giovane ascoltati dal Pubblico Ministero nella speranza di fare luce su un caso intriso di mistero.
Il colloquio con il magistrato Monica Burani si è tenuto in un clima di massimo riserbo, dietro richiesta degli avvocati della famiglia, Gaetano e Raffaele Crisileo. Seppur i dettagli rimangano segreti, è lecito supporre che i genitori abbiano fornito informazioni fondamentali riguardo alla vita del loro figlio, che fin dai tempi del servizio ha mantenuto un costante contatto con la sua famiglia.
Stando a quanto emerso dalla prima ricostruzione, le parole e i messaggi scambiati tra Giovanni e i genitori potrebbero rivelarsi cruciali per il prosieguo delle indagini, particolarmente nell’ottica di valutare il reato di istigazione al suicidio. “Abbiamo sentito forte preoccupazione da parte della famiglia,” rivelano fonti vicine all’inchiesta, sottolineando la tensione palpabile intorno a questa triste storia.
Il focus delle indagini ora si sposta verso un’analisi più tecnica. È infatti prevista per il 10 giugno l’esecuzione di accertamenti forensi su smartphone, computer e altri dispositivi di Giovanni. Il lavoro sarà supervisato dalla dottoressa Silvia Spallarossa e dal consulente informatico della famiglia, Luca De Gregorio, professionista napoletano esperto nel campo.
La sfida degli inquirenti si preannuncia complessa. “Vogliamo capire cosa possa aver portato a questo gesto estremo,” spiega un investigatore che è sulle tracce di messaggi e comunicazioni cruciali avvenuti tra il 10 e il 18 aprile. Si vogliono anche individuare eventuali minacce o vessazioni che possano aver influito, con particolare attenzione agli stralci di conversazione risalenti ai mesi precedenti.
In parallelo, gli esami scientifici proseguono. I laboratori del Ris di Parma stanno conducendo accertamenti per rilevare eventuali residui di polvere da sparo su Giovanni, un aspetto che potrebbe rivelarsi decisivo nella ricostruzione della dinamica. Nel frattempo, si attende anche l’autopsia effettuata il 23 aprile, che fornirà ulteriori elementi per chiarire se il decesso sia stato un atto volontario o, al contrario, il risultato di un’azione esterna.
Con un clima d’attesa che cresce di ora in ora, la domanda rimane: cosa ci diranno i risultati delle perizie? La comunità è sul chi vive; restano da chiarire gli ultimi passaggi di una vicenda che continua a suscitare interrogativi inquietanti.

