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Afragola, il pentito Pollaro svela: «Picchiavo chi non pagava, 2500 euro a settimana»

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Un racconto inquietante arriva direttamente da Napoli e svela i segnali inquietanti del potere della camorra. Alex Pollaro, un neo-pentito, ha deciso di rompere il silenzio e svelare le dinamiche del clan Nobile, attivo non solo nel quartiere delle Salicelle di Afragola, ma con ramificazioni in tutta la città e oltre.

Il suo primo verbale è datato 3 giugno 2026 e rivela un’organizzazione criminale che si regge su intimidazioni e violenze. Pollaro non si unì al clan per lo spaccio, ma per mettere a segno la violenza. «Mi scelsero per punire chi non pagava il pizzo o chi osava vendere droga senza autorizzazione», racconta, rivelando di ricevere tra i 2.000 e i 2.500 euro a settimana per compiti di intimidazione.

Affermando di essere “la persona giusta per compiere omicidi”, il pentito narra di come, una volta uscito dal carcere nel gennaio 2024, fu immediatamente arruolato da Antonio Nobile, noto col soprannome di “Topolone”. Gli fu data un’auto e un anticipo di denaro, ponendolo in una posizione chiave all’interno del gruppo criminale.

Pollaro descrive il suo ruolo non come spacciatore, ma come esecutore di violenze: «Dovevo picchiare chi non pagava le estorsioni o chi era in debito per la droga. Ho compiuto queste azioni circa cinque o sei volte». Le sue parole dipingono un quadro allarmante di una violenza sistematica, orchestrata e ben remunerata, che colpisce la quotidianità dei cittadini.

Intanto, gli abitanti della zona si sentono sempre più esposti all’arbitrio della criminalità organizzata. “La situazione è insostenibile, abbiamo paura. Non possiamo nemmeno andare a comprare il pane senza temere ripercussioni”, racconta un residente, mostrando la frustrazione di una comunità costretta a vivere nell’ombra.

Le indagini sono ancora in corso, ma le rivelazioni di Pollaro pongono domande inquietanti sul controllo del territorio e sulla sicurezza dei cittadini. L’effetto domino di queste ammissioni potrebbe risuonare in tutta Napoli, riaccendendo una lotta contro la criminalità radicata nel tessuto urbano.

Nel quartiere, la sensazione è che questa storia non sia ancora chiusa e che la lotta contro questi gruppi si faccia sempre più urgente. Cosa accadrà nei prossimi giorni? La comunità attende risposte concrete.