Cronaca
Scommesse illegali a Napoli: Licciardi e Russo, un’alleanza da incubo in carcere?
Napoli – Non è solo un gioco d’azzardo. Da un’aula del tribunale emerge un’imponente rete criminale, alla ricerca di un invisibile dominio nel mondo del gambling online. Il processo, in corso con rito abbreviato, si avvicina alla fase decisiva. Il Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia ha messo sotto i riflettori l’alleanza tra i clan Licciardi della Masseria Cardone e Russo di Nola.
“Questa è una guerra all’ultimo clic”, ha dichiarato un investigatore, mettendo in evidenza il cambio radicale nella natura della criminalità. Il clan ha abbandonato il rumore delle armi per adottare il silenzio dei server. Senza più avvisi di pizzo, le famiglie ora si guadagnano da vivere con la vendita di accessi alle piattaforme di gioco, una mossa audace che le discosta dai traffici tradizionali per inserirle in un contesto virtuale.
A Napoli, l’aria è carica di inquietudine. Le 461 pagine della requisitoria mostrano una struttura criminale che opera attraverso società fittizie, scommettendo sulle piattaforme online più conosciute, con nomi che rimbalzano su internet. Da Nola ai quartieri napoletani, si sta creando una joint venture criminale che opera strategicamente per infiltrarsi nel mercato delle scommesse, mentre il controllo del territorio si evolve in quello dell’algoritmo.
Le dinamiche di questa nuova organizzazione si presentano come una startup illegale. I nomi dei siti evidenziano opportunità: goodbet.com, planet365.me, mybet24.com. Queste sono le finestre verso un mondo senza regole, dove il controllo statale si dissolve come neve al sole. I magistrati parlano di migliaia di puntate quotidiane, camuffate sotto il manto dell’online, scomparendo dalle maglie del fisco e dell’antiriciclaggio.
Dietro a questo imponente schema di illegalità ci sono volti giovani. Gennaro Licciardi, 35 anni, figlio di un nome storico del crimine napoletano, è al centro delle indagini. “Ogni decisione passa attraverso di lui”, conferma un investigatore. Accanto a lui, lo zio Antonio e le famiglie storiche come i Carella e i Fabbrocino: un organigramma fatto di legami di sangue e strategie spericolate.
L’impronta camorrista riemerge quando le cose si complicano. In un episodio emblematico, un debito di 88mila euro legato alle scommesse ha portato a un recupero crediti che non ha avuto nulla a che vedere con la legalità. “Quando si rifiutano di pagare, la parola passa ai vertici”, racconta un testimone. La soluzione? Il solito metodo della violenza e dell’intimidazione.
Rumori di una vecchia Napoli si mescolano a suoni di click e notifiche di gioco. Mentre il processo avanza, ciò che resta da chiedersi è: chi avrà il controllo finale su questo nuovo impero e quali saranno le conseguenze per i cittadini? Napoli aspetta risposte, ma il futuro appare assai incerto.Napoli è tornata a tremare. Nella notte tra venerdì e sabato, una sparatoria nei pressi di Scampia ha scosso la città, riportando alla ribalta un clima di paura e tensione. Gli spari, udibili anche a chilometri di distanza, hanno messo in allerta i residenti, molti dei quali si sono barr icati in casa. Una testimone ha raccontato: “Ho visto gente correre. Sembrava un film dell’orrore.”
Le forze dell’ordine hanno accertato la presenza di due gruppi rivali, noti nel quartiere come “soci” e “fratelli”. L’ennesima faida per il controllo del territorio si consuma in una Napoli già provata da troppe problematiche. Le sirene delle ambulanze hanno rotto il silenzio della notte, mentre i poliziotti, con il volto serio, perlustravano la zona in cerca di indizi. “Vogliamo garantire la sicurezza di tutti”, ha dichiarato un agente, “ma la situazione è complessa.”
I residenti di Scampia vivono ogni giorno con questa paura crescente, mentre i ragazzi del quartiere si cimentano in attività che vanno dalla musica al pallone, lontano da questi contrasti che li travolgono. “Non possiamo vivere così, con la paura di un colpo di pistola”, ha commentato un padre di famiglia. “I nostri figli meritano di più.”
Intanto, i carabinieri hanno arrestato tre uomini, ritenuti legati ai clan attivi nella zona, portando un po’ di sollievo, almeno temporaneo, tra i cittadini. Tuttavia, la domanda rimane: cosa accadrà ora? La paura di nuove vendette pesa come un macigno nei cuori di chi vive questa realtà complessa. In un contesto dove la criminalità sembra quasi prendere il sopravvento, il futuro di Scampia e di Napoli intera è più incerto che mai.
Le strade di questa città, ferita ma resiliente, continuano a raccontare storie di una lotta costante. Riuscirà Napoli a trovare la propria strada verso la pace? O continuerà a vivere in questo ciclo di violenza e paura?