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Cronaca

Riaperta la Scalandrone: fine del caos viabilistico ai Campi Flegrei?

Dopo la frana del 2025, la strada Scalandrone torna percorribile grazie a lavori di messa in sicurezza e tutela archeologica.

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Il traffico si ferma, i residenti trattengono il respiro: la Scalandrone è tornata a vivere. Dopo settimane di tensione, la famosa strada che collega Bacoli e Pozzuoli riapre, portando sollievo a una comunità che si era sentita isolata. “È un grande passo per tutti noi,” afferma un commerciante di Bacoli, visibilmente sollevato dalla notizia.

La riapertura di questa arteria, chiusa a seguito di una frana il 26 settembre 2025, non è solo una benedizione per chi ogni giorno si sposta tra le città, ma anche un segnale di speranza. La Scalandrone, infatti, è un’importante via di esodo prevista nel piano di emergenza per il bradisismo che interessa la zona. “Qui non si parla solo di traffico, ma di sicurezza,” sottolinea un agente della Polizia Locale, rivelando l’urgenza che gravava sulle spalle delle autorità competenti.

L’intervento di messa in sicurezza della strada ha richiesto un investimento di circa 300mila euro, dando vita a una rete paramassi di ben 95 metri. Un’opera che si integra perfettamente nel paesaggio, portando con sé un’estetica storica a base di pietra tufacea e mattoni pieni. “Volevamo garantire non solo la sicurezza, ma anche il rispetto per la nostra storia,” spiega un tecnico impegnato nel cantiere, mostrando con orgoglio i risultati del lavoro.

Durante i lavori, un curioso colpo di scena: un antico acquedotto romano si è palesato tra le rocce. Questa scoperta ha fatto nascere una nuova collaborazione con la Soprintendenza, rendendo necessario un equilibrio tra la fretta del cantiere e la tutela del patrimonio culturale. “La storia ci parla, dobbiamo ascoltarla,” sentenzia un archeologo presente sul posto, mentre rimuove con delicatezza un pezzo di ceramica rinvenuto durante gli scavi.

La riapertura della Scalandrone segna un capitolo cruciale per la mobilità nei Campi Flegrei, ma non è solo una questione di praticità. È un simbolo di resilienza, che ricorda a tutti l’importanza di prendersi cura della propria terra. Le domande però rimangono: sarà sufficiente a garantire la sicurezza a lungo termine? Riuscirà la comunità a preservare le sue radici storiche mentre guarda al futuro?

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