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Cronaca

Il bacio del tradimento: caos e scissione nel cuore dei «Capitoni» di Napoli

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Il bacio del tradimento: caos e scissione nel cuore dei «Capitoni» di Napoli

Napoli – Una mattina che sembrava come tante altre, ma che si è trasformata in un dramma: Vincenzo Lo Russo, 33 anni, nipote dei potenti reggenti del clan Lo Russo-Capitoni, ha subito un tentato omicidio che ha scosso il rione “Siberia” di Marianella. Un bacio sulla guancia, un saluto fraterno, e poi il fuoco. La sequenza è agghiacciante, ma è stata ricostruita grazie alle telecamere di sorveglianza.

Il Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri Napoli Vomero, supportato dalla DDA, ha già arrestato due persone: Luigi Russo, noto come “Gigiotto”, ed Emmanuel Di Marzo. Un terzo complice, Gaetano Caso, è ancora in fuga. «La violenza di questo attacco è stata inaspettata», hanno dichiarato le forze dell’ordine, sottolineando il clima di tensione che pervade il quartiere.

Le immagini mostrano il commando che approfitta della fiducia della vittima. Dopo il rituale saluto, Lo Russo è stato aggredito brutalmente: calci, schiaffi, colpi di casco e, infine, cinque pallottole. Ciononostante, la vittima è sopravvissuta a questo agguato che rimanda a una faida interna in corso. Secondo le trentasette pagine del decreto della DDA, il contesto è di forti contrasti all’interno del clan di Miano.

Un colpo di grazia all’interno di un dramma familiare emerge da una videochiamata intercettata, in cui Vincenzo parla con il padre Domenico Lo Russo, attualmente in carcere. «Te lo ricordi? Quello con cui ebbi una discussione anni fa», dice il figlio, identificando il suo aggressore e riaccendendo una vecchia ruggine. La risposta del padre è un invito alla vendetta: «Ora ti devi mettere con un’altra banda. Buttali a terra e fallo piangere… anche se dovessi prendere l’ergastolo». Parole che tradiscono un rancore radicato e una chiamata alle armi.

Il dialogo, però, rivela anche le inquietudini interne al clan. «Se è stato lui a dare il via libera, allora merita di essere ucciso», si interrogano padre e figlio sulla reale autorizzazione all’attacco da parte dei vertici del clan. Se così fosse, la vendetta sarebbe inevitabile, e il boss dovrà «consegnare la testa di colui che ha sparato» per espiare il torto fatto alla famiglia.

Ma il terrore non si ferma qui. Domenico Lo Russo teme che un nuovo attacco possa avvenire anche in ospedale, con i sicari che potrebbero presentarsi travestiti da medici. L’ordine al figlio è chiaro: lasciare Napoli subito dopo le dimissioni. Una città che sembra, ancora una volta, precipitare in un vortice di violenza e vendetta.

Le forze dell’ordine indagano su possibili collegamenti tra questo agguato e l’omicidio di Umberto Russo, avvenuto la scorsa estate vicino il Bosco di Capodimonte. La spirale di vendetta invocata nelle intercettazioni potrebbe trasformare il quartiere in un campo di battaglia, mentre i cittadini guardano con apprensione a un futuro incerto e teso, pregando che questa nuova faida non segni un’altra pagina di sangue nella cronaca di Napoli.

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