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Cronaca Giudiziaria

Giugliano: 8 anni di carcere per Salvatore D’Agostino, il dramma dopo uno sfottò al bar

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Giugliano: 8 anni di carcere per Salvatore D’Agostino, il dramma dopo uno sfottò al bar

Napoli – Il grido di allerta ha risuonato in tutta Giugliano. “Un uomo è stato colpito da un proiettile! Presto, chiamate le forze dell’ordine!” È così che il caos si è diffuso in via Oasi Sacro Cuore, dove Salvatore D’Agostino, 62 anni, ha deciso di far esplodere la sua furia. Quattro colpi d’arma da fuoco hanno spezzato la quiete della notte, colpendo Domenico Quaranta, 50 anni, al torace, alla gamba e al piede.

Dopo il giudizio abbreviato, il giudice Mariangela Guida ha inflitto a D’Agostino otto anni di reclusione per tentato omicidio. “Le richieste del pubblico ministero e della parte civile sono state accolte in pieno”, ha dichiarato il legale di Quaranta, mentre i volti dei presenti nella sala evidenziavano la tensione del momento. La vittima, incensurata, si era costituita parte civile, già segnata dalla violenza della sera fatale.

La ricostruzione dei fatti è inquietante. “Era tutto un gioco, dei semplici sfottò,” raccontano i testimoni. D’Agostino si era allontanato offeso da un alterco verbale ma, il suo rientro nella scena sarebbe stato ben diverso: armato di pistola, ha preso posto al tavolo e, senza nemmeno un avvertimento, ha sparato. Quattro colpi che hanno trafitto non solo il corpo, ma anche un pezzo della tranquilla vita di molti.

Dopo il gesto insensato, D’Agostino scappa e si rifugia dalla zia, una scena che ha sconcertato gli stessi carabinieri della Compagnia di Giugliano, i quali lo hanno rintracciato solo all’alba del giorno successivo. “Quando siamo arrivati, l’uomo non sembrava avere scampo,” raccontano i militari, lasciando trapelare un certo stupore per la gravità della situazione.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno giocato un ruolo cruciale, così come le testimonianze raccolte nei momenti successivi allo sparo. Durante il processo, D’Agostino ha cercato di discolparsi, affermando di aver voluto solo intimidire l’altro, sparando a terra. Ma il giudice ha rigettato senza pietà questa versione, chiudendo un occhio solo su quello che poteva apparire come un tentativo di ridurre la propria responsabilità.

Mentre l’imputato resta detenuto nel carcere di Poggioreale, la vicenda solleva interrogativi su una Napoli che, seppure ferita, continua a resistere. Cosa può spingere una persona a trasformare un litigio in un tentato omicidio? La paura, la sfida, l’orgoglio ferito? Le domande rimangono, così come le cicatrici che questo evento lascia nel tessuto di un quartiere che non smette mai di combattere.

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