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Cronaca

Castellammare di Stabia: caos in aula, sospeso il processo Di Martino per il delitto Covito

Il processo contro il boss Di Martino per l’omicidio Covito subisce una battuta d’arresto per questioni tecniche sollevate dalla difesa.

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Un nuovo colpo di scena scuote Napoli: il procedimento contro Luigi Di Martino, conosciuto come “o’ profeta”, si complica. Questo nome, legato al clan Cesarano, evoca storie di violenza e potere. La Direzione Distrettuale Antimafia aveva chiesto il giudizio immediato per il suo presunto ruolo nell’omicidio di Tommaso Covito, avvenuto il 12 novembre 2000 a Santa Maria la Carità.

Durante l’udienza preliminare al Tribunale di Napoli, la difesa ha sollevato un’eccezione tecnica che ha costretto il giudice a interrompere il processo. “Le evidenze raccolte dopo il precedente proscioglimento non possono essere considerate valide,” ha insistito uno dei legali. Questo precedente, datato 25 settembre 2025, aveva escluso la responsabilità di Di Martino per lo stesso reato, lasciando sconcertati in molti.

Il Gup Campanaro aveva accolto le ragioni della difesa, rendendo praticamente impossibile l’accusa di ergastolo che pesava su Di Martino, nonostante le testimonianze pesanti di familiari della vittima e collaboratori di giustizia. “Era chiaro che c’era qualcosa che non tornava,” ha commentato un abitante del quartiere di Santa Maria la Carità, visibilmente scosso dalla lenta danza della giustizia.

Ciò che rende questa storia ancora più intricata è l’intervento della Cassazione, che il 25 febbraio 2026 ha confermato la sentenza di non luogo a procedere. Tuttavia, le indagini sono ripartite, spingendo la Dda a richiedere un nuovo processo. Ma le obiezioni della difesa, emerse durante l’ultima udienza, hanno bloccato questa iniziativa.

Ora, il giudice si è riservato di decidere sull’eccezione sollevata, con la prossima udienza fissata per il 10 luglio. In attesa di una risposta, il clima nelle strade di Napoli si fa sempre più teso. La questione Covito è ben lontana dall’essere risolta, alimentando un dibattito acceso tra cittadini e esperti. Cos’è davvero giusto in questa intricata rete di legalità e illegalità? La risposta è ancora nelle mani della giustizia, ma le aspettative sono palpabili.

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