Cronaca Nera
Banda dei bancomat bloccata a Napoli: svelati i segreti della cattura in zona Sanità
le esperienze rischiose della banda Ahmetovic non sembrano avere una fine. I carabinieri hanno ricostruito minuziosamente il loro operato, portando alla luce un mondo di furti che si sviluppava tra Napoli, Caserta e Salerno. “Erano sempre gli stessi, con le stesse modalità”, racconta un testimone del quartiere di Caivano, visibilmente scosso da quanto accaduto.
Le operazioni della banda, che vantava una scaltrezza da professionisti, si concentravano nelle ore più buie, approfittando della tranquillità notturna. Negli ultimi mesi, si stima che abbiano messo a segno quasi 70 colpi, molti dei quali nel mirino di sale scommesse e sportelli ATM. “Sapevamo che si muovevano dal campo rom, ma riuscire a dimostrarlo è stata un’impresa”, spiega un investigatore del nucleo operativo.
La dinamica era sempre la stessa: partivano da Caivano su auto noleggiate, spesso marchiate Audi o Mercedes, i modelli preferiti per la loro robustezza e discrezione. “Ogni volta durante il rifornimento di carburante, sempre nello stesso distributore di Afragola, li avvistavamo. Sembravano invisibili, ma in realtà seguivano un copione ben studiato”, confida un addetto alla sicurezza della zona.
Il loro bersaglio privilegiato? Le macchinette cambia soldi presso i centri scommesse, più vulnerabili rispetto agli istituti di credito. “In quel modo portavano via anche piccole somme, che messe insieme potevano diventare consistenti”, aggiunge un commerciante. Si tratta di furti che sembrano quasi calcolati, “preferivano i bottini più facili, le cose alla portata delle loro mani”, chiosa qualcuno del quartiere.
Ma le cose non sono andate sempre come previsto. Molte spaccate, sebbene tentate, non hanno avuto successo, spesso per l’arrivo tempestivo delle forze dell’ordine. Questo ha accresciuto l’ansia tra i residenti. “Ogni notte c’era il timore che il colpo riuscisse e che ci ritrovassimo con ladri in azione proprio sotto casa”, racconta un anziano che vive nei pressi delle sale giochi.
Con dieci membri della banda arrestati, il clima di tensione è palpabile. Ma la domanda resta: chi c’è dietro a questo giro di furti? “C’è un uomo, Vito, che non abbiamo ancora identificato, ma che sembra essere il cervello”, riferisce un ufficiale. Le indagini continuano, e mentre la rete di protezione attorno alla banda viene smantellata, la speranza di restituire tranquillità ai quartieri di Napoli si fa sempre più concreta. Ma cosa accadrà ora? Gli strascichi di questa vicenda potrebbero nascondere altre sorprese.Un’operazione in grande stile ha messo a nudo una delle bande più temute della provincia napoletana. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna sono entrati in azione, arrestando dieci persone nel campo rom di Caivano. “Un risultato che segna un passo avanti nella lotta alla criminalità”, dichiara un ufficiale delle forze dell’ordine.
Ma chi sono realmente gli Ahmetovic? Da gennaio, gli inquirenti hanno seguito i loro movimenti, documentando un modus operandi ben preciso. Dopo un colpo, tornavano nel campo rom e si “spogliavano” degli abiti da lavoro, segno distintivo di un’aggressiva serie di furti nelle province di Napoli, Caserta e Salerno. Nonostante i passamontagna, la ripetizione dei medesimi vestiti ha fatto scattare le prime tracce.
Le indagini si sono articolate attraverso video di sorveglianza e intercettazioni ambientali. In un’intercettazione, un membro della banda viene chiamato per nome, fornendo così agli investigatori un prezioso indizio. “Li abbiamo seguiti passo dopo passo. Ogni mese, una nuova rapina”, racconta un testimone choc che vive nei pressi dei luoghi colpiti.
Lo schema era sempre simile: colpo, cambiamento di identità nei bar di Afragola, dove le monete rubate venivano incassate nelle slot machine. Un meccanismo di riciclo ben oliato. Le autorità rimarcano: “Non ci fermeremo. Questo è solo l’inizio”. I fermi sono ora in attesa della convalida da parte del Gip, mentre i cittadini si chiedono: come è possibile che una banda operi con tale libertà? E quali sono le misure che verranno adottate per proteggere la comunità?
La tensione è palpabile. Napoli, ancora una volta, si trova a fronteggiare la sfida della legalità. Ma la lotta è appena cominciata, e la domanda sorge spontanea: quanti altri gruppi come gli Ahmetovic rimangono nell’ombra?