Napoli – Ponticelli non è un quartiere per chi ha il cuore debole, e lo sa bene Giuseppe Barbaro, responsabile di una storica azienda che dal 1974 vende e ripara carrelli elevatori in via Martiri della Libertà. È una storia di resistenza, ma anche di terrore, quella che si sta consumando sotto gli occhi del mondo.
In un territorio dove le ombre dei clan si allungano su ogni attività commerciale, la sua azienda è finita nel mirino dei “Bodo”, l’organizzazione dei De Micco che controlla gran parte della zona est di Napoli. “Questi ci hanno messo nel mirino, ma io non mi piego”, ha dichiarato Barbaro ai Carabinieri, mentre il suo volto tradiva angoscia e determinazione.
Il calvario dell’imprenditore ha inizio il 5 febbraio 2026, alle sei di sera. Due individui con il volto coperto arrivano in scooter davanti ai cancelli dell’azienda. Senza scendere, puntano il dito contro lui, intimandolo con prepotenza: “Vieni immediatamente a Ponticelli dietro al garage a parlare con Peppe, mo mo devi venire”. L’imprenditore, per l’ennesima volta, decide di ignorare l’ordine, inconsapevole che questo sarà solo l’inizio di una pressione asfissiante.
Quattro giorni dopo, un commando si presenta presso la ditta a bordo di una Lancia Y blu. Dall’auto scende Ferruccio Camassa, noto alle forze dell’ordine come affiliato di peso del sodalizio. “Ci stai a sentire? Loro vogliono 30.000 euro!” annuncia, senza mezzi termini. Le parole dell’esattore risuonano come un’epigrafe di morte, di minaccia, di una vita che pende da un filo.
Giuseppe cerca di prendere tempo: “Ho le telecamere, potete andare nei guai”. Ma la risposta del clan è rapida: il giorno seguente, Camassa torna sulla questione con una Jeep Renegade, rinnovando la richiesta senza pietà. “Peppe Chupa Chups non vuole sentire ragioni”. Le forze dell’ordine sono state avvisate, ma il timore di un’eco violenta delle loro parole incombe sul titolare, che ricorda l’omicidio dell’imprenditore Enrico Capozzi e il recente incendio doloso alla “Martinelli Ricambi”.
Il clima tesissimo diventa palpabile il 16 febbraio 2026. Mentre guida la sua auto in via Carlo Miranda, Barbaro è affiancato da Camassa e da un complice. “Adesso a comandare ci sta…” sussurra l’aguzzino, rivelando cambiamenti nelle gerarchie del terrore. “A chi devo dare i soldi? Mi hai parlato di Peppe e ora…” chiede, disorientato. “Adesso comanda…” risponde Camassa, evocando il caos che regna tra i clan.
La tensione è alle stelle e la paura pervade ogni strada di Ponticelli. La sfida tra il coraggio di un imprenditore e la brutalità dei clan è appena cominciata. Chi avrà la meglio in questa guerra silenziosa tra oppressione e resistenza? E soprattutto, cosa ne sarà di chi non si piega?Napoli è scossa da un episodio inquietante che richiama in modo drammatico alle dinamiche di violenza e intimidazione presenti in alcuni dei suoi quartieri più difficili. Una storia che inizia con una chiamata e si trasforma in un incubo per un imprenditore locale, costretto a confrontarsi con il lato oscuro della criminalità organizzata. “Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno”, racconta uno dei testimoni, descrivendo un clima di paura palpabile.
Il 19 febbraio, nel piazzale di un’azienda alle porte di Cercola, l’imprenditore si trova faccia a faccia con un esattore del clan, Carmine Camassa. Le parole di Camassa risuonano nel silenzio teso: “Non hai capito niente, Peppe sta aspettando solo la mia risposta. Adesso mi tolgo di mezzo e te la vedi tu e loro!”. Un messaggio chiaro e diretto, che non lascia spazio a interpretazioni. Le minacce si susseguono, mentre l’imprenditore, nel disperato tentativo di difendere la propria vita, cerca di guadagnare tempo offrendo un anticipo simbolico di 500 euro. Una cifra ridicola per Camassa, che risponde con un ghigno: “A noi non ci ferma nessuno!”.
Strade affollate e comitive di ragazzi nel popolare quartiere di Cercola non possono immaginare che in quel momento, a pochi passi, si consumano minacce e ricatti. Le indagini, però, non tardano a sopraggiungere. I Carabinieri della Tenenza di Cercola, avvalendosi di riprese video cruciali, mettono in moto un’operazione decisiva. Il G.I.P. del Tribunale di Napoli, Donatella Bove, emette ordini di custodia cautelare per Camassa e i suoi complici.
A rendere il quadro ancora più inquietante è la recente cattura di Vincenzo Valentino, alias “o’ veloce”, coinvolto in un’altra operazione e già noto alle forze dell’ordine. Il suo avvocato, Luca Gili, ha confermato che Valentino ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia. Ma l’eco delle sue minacce risuona ancora tra le vie di Napoli, dove la paura e l’impunità camminano fianco a fianco.
La situazione rimane tesa mentre i quartieri aspettano di sapere quale sarà il futuro di questo ciclo di intimidazioni. Che altro deve accadere prima che la comunità si faccia sentire? È solo l’ennesimo episodio o si tratta del segnale di un problema più profondo? I cittadini si interrogano, mentre le forze dell’ordine sono chiamate a rispondere a una questione che appare sempre più complessa.