Sequestro da oltre 3 milioni di euro aggancia l’impero economico legato ai Casalesi
Un patrimonio superiore ai tre milioni di euro è stato posto sotto vincolo dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, su proposta congiunta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e del Centro Operativo DIA. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere e colpisce reti e assetti ritenuti parte dell’apparato economico-finanziario della fazione Schiavone, del clan dei Casalesi, filtrati attraverso società apparentemente regolari ma utili a controllare forniture e appalti pubblici nell’area casertana.
Il profilo dell’imprenditore al centro dell’indagine è emerso nel corso degli anni come parte integrante della dinamica economico-finanziaria del gruppo criminale. Già nel 2023 era stato condannato in primo grado a 8 anni e 10 mesi per associazione di stampo mafioso, e gli inquirenti lo descrivono come uno snodo cruciale tra le responsabilità finanziarie del clan e i segmenti operativi del wholesale edilizio. Le autorità evidenziano come, dal 2000 in avanti, l’imprenditore avrebbe intrecciato relazioni con i vertici dell’organizzazione: non solo forniture a ditte vincitrici di appalti controllati dal sodalizio, ma anche incontri strategici tra affiliati e latitanti ospitati nei propri uffici.
La ricostruzione investigativa delineata dal materiale in mano agli uffici antifrodi racconta un modello di funzionamento concepito per drenare risorse dall’indotto pubblico. Le aziende di fornitura sarebbero anzitutto divenute strumenti di un meccanismo di sostegno al clan: fatturazioni fittizie e il consolidato sistema del “cambio assegni” avrebbero convogliato denaro dalle opere pubbliche direttamente nelle casseforti della organizzazione mafiosa. Un meccanismo che, secondo l’ipotesi degli investigatori, trasformava gli utili delle opere pubbliche in contanti, utili a sostenere le famiglie degli internati e a rafforzare la cosiddetta rete militare del clan.
Tra i beni raggiunti dal provvedimento figurano undici immobili distribuiti tra Casal di Principe, Casapulla e San Nicola la Strada; tre società attive nel comparto edilizio e nel commercio di materiali inerti; trenta-tre rapporti bancari e strumenti finanziari, tra conti correnti, titoli e depositi di risparmio; oltre a tre veicoli, inclusi un motoscafo cabinato di 15 metri di pregio commerciale. L’elenco mostra una rete patrimoniale ampia, indicativa della posizione economica consolidata dall’imprenditore e dei flussi di cassa associati al mondo degli appalti pubblici.
Si tratta di una misura di prevenzione non definitiva: chi ne è destinatario potrà presentare ricorso e impugnare la decisione nelle sedi previste dall’ordinamento. L’esito finale dipenderà dall’ordinamento giudiziario, ma l’intervento odierno segnala una nuova tappa nell’attività di contrasto alle reti economiche della camorra nel casertano, dove le autorità hanno già più volte rimarcato la pervasività del sistema di arricchimento attraverso le forniture e le commesse pubbliche.
I dettagli sui conti, sui rapporti tra le aziende e sull’effettiva provenienza delle somme restano al centro degli approfondimenti della Procura e della DIA. Gli investigatori proseguono nell’analisi delle conformità contabili e delle relazioni tra le società coinvolte, con l’obiettivo di offrire una quadro completo delle movimentazioni finanziarie e delle potenziali ricadute sull’indotto locale. Nel frattempo, i destinatari del sequestro potranno valutare eventuali ricorsi nelle sedi competenti, mentre le forze dell’ordine proseguono l’azione di contrasto a quel mondo economico che, secondo quanto emerso, ha a lungo funzionato come tessuto connettivo tra attività imprenditoriali lecite e interessi criminali.
