Cronaca
Napoli in allerta, si consegna il boss della paranza dei «trasfertisti»
Si è consegnato alla Questura di Napoli, dopo tre giorni di rocambolesca irreperibilità, Roberto Postiglione, 30 anni, ex ragazzo di quartiere ora al centro delle cronache per la sua presunta appartenenza alla rete dei “trasfertisti del lusso”. Un nome che fa tremare i polsi: un gruppo accusato di furti di orologi di altissima gamma nelle mete turistiche più esclusive della Spagna.
L’uomo, destinatario di un provvedimento cautelare a seguito di una vasta operazione congiunta tra la Polizia di Stato italiana e la Policia Nacional spagnola, è finito tra le grinfie della giustizia proprio nel cuore pulsante di Napoli. “Non ci aspettavamo una resa così veloce”, hanno dichiarato le forze dell’ordine, sottolineando l’urgenza di fermare una rete che operava con incredibile scaltrezza.
Sabato, in un’aula dell’Ottava Sezione Misure di Prevenzione, si è svolta la convalida per gli undici arrestati. Per cinque di loro, tra cui nomi noti del malaffare partenopeo, sono state disposte le misure di arresti domiciliari. Hanno così lasciato le celle Raffaele Bavero, Umberto Ioio, Giuseppe Macor, Alessandro Annunziata e Nunzio Vitulli, come un film in cui i cattivi riescono a scampare per un soffio.
Ma per altri sei, la custodia cautelare in carcere è stata confermata, e i loro volti si mescolano alla folla delle strade di Napoli, per cui la presenza dell’illegalità è un’ombra costante. “Nessuno di loro ha dato il consenso all’estradizione in Spagna”, ha riferito il collegio difensivo. La Corte si riunirà nuovamente il 26 maggio: una data da segnare sul calendario per chi segue da vicino l’evoluzione di questo intrigo internazionale.
I dettagli dell’indagine si dipanano come una sceneggiatura da film: trentaquattro arresti in totale, frutto di due anni di indagini serrate. Gli agenti dello SCO e della Squadra Mobile di Napoli hanno mappato i movimenti della banda, attiva tra Marbella, Barcellona e Ibiza. “Operavano con una velocità sconvolgente”, riferiscono le fonti investigative, tracciando il profilo di una rete ben organizzata, che si muoveva tra Italia e Spagna come una ombra.
Il modus operandi è agghiacciante: piccoli gruppi, le “paranze”, si dirigevano verso i luoghi più esclusivi, dai ristoranti di alta classe ai beach club affollati. Il pianifica docile e letale si svolgeva in pochi secondi; un orologio rubato, una fuga fulminea su scooter. “Sfruttano la fragilità della sicurezza in alcune aree”, commenta un testimone, portando il dibattito su quanto sia difficile fermare un fenomeno del genere.
Chi si rende complice di queste azioni? Qual è il confine tra il lusso e la legalità? A Napoli, le domande si intrecciano come le strade pulite e affollate, in cui la bellezza nasconde sempre un velo di tensione. In un contesto urbano dove la vita pulsa a ritmo serrato, l’attenzione è alta. Cosa accadrà il 26 maggio? Gli occhi di una città intera sono puntati su questa vicenda, mentre il mistero continua a farsi strada tra i vicoli del capoluogo campano.