Cronaca
Napoli in piazza: caos e paura per il corteo contro la povertà educativa
Un clima di tensione e urgenza ha avvolto Napoli questa mattina con un corteo che ha mobilitato circa mille persone. “Liberiamo Napoli dalle violenze. Stop the war!” è il messaggio chiaro che sventola sui cartelli di chi ha sfidato il traffico e il maltempo, partendo da piazza Garibaldi e giungendo fino al Duomo. La folla, composta da associazioni, sindacati e cittadini preoccupati, ha una missione ben precisa: combattere la povertà educativa e la dispersione scolastica che affliggono i giovani di questa città.
Ad attendere i manifestanti lungo il percorso c’era anche l’arcivescovo di Napoli, Mimmo Battaglia: “Se un ragazzo cade, è tutta la città che è responsabile. Dobbiamo inchinarci e rialzarlo”, ha affermato con toni forti. Le sue parole richiama alla responsabilità collettiva, sottolineando che Napoli deve costruire “alleanze educative”. “Non servono eroi solitari, ma una comunità che si faccia carico dei propri giovani”, ha aggiunto, toccando un tema delicato e attuale.
Le bandiere della pace sventolavano con orgoglio, accompagnate da quelle di Libera e dell’ANPI. Oltre 150 firme di artisti e attivisti hanno dato sostegno all’appello. Tra i presenti, l’assessore regionale alle Politiche sociali Andrea Morniroli ha posto l’accento sulla necessità di una “comunità educante” che possa garantire stabilità a progetti scolastici nei quartieri più vulnerabili. “Non possiamo più discutere solo di misure emergenziali”, ha detto, lasciando intendere che le politiche pubbliche devono essere strutturali.
Anche la vicesindaca di Napoli, Laura Lieto, ha rafforzato questo concetto: “L’impegno non basta mai. Ogni giorno dobbiamo combattere contro la violenza e il degrado culturale”, ha spiegato, con la consapevolezza che ogni piccolo passo conta. Duro è stato l’intervento di Nicola Ricci, segretario generale della Cgil di Napoli e Campania, che ha sottolineato l’emergenza delle armi nelle strade: “Molti quartieri sono lasciati al loro destino. Serve uno sforzo collettivo per rimettere in moto il nostro tessuto sociale.”
La richiesta di un “decreto comunità” è rimbalzata tra i manifestanti come un’eco, un desiderio di costruire leggi regionali che possano realmente supportare le iniziative educative. Giovanni Sgambati della Uil ha chiesto una rete di “energie positive” per contrastare l’ombra della violenza e delle marginalità.
Mentre i manifestanti si disperdono, rimane un interrogativo nell’aria: quale sarà il futuro per i giovani di Napoli? Riuscirà la città a costruire un’alternativa concreta per le nuove generazioni? Le parole di chi ha marciato oggi riecheggiano nei vicoli, così come la speranza che il cambiamento possa essere vicino.