Cronaca
Terreni fantasma a Napoli: arrestati il figlio e il fratello di «Sandokan»
Un boato di sirene ha squarciato il silenzio del quartiere di Secondigliano, mentre la notizia delle condanne eccellenti risuonava nelle strade. Ivanhoe e Antonio Schiavone, figli e fratelli del noto capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone, sono stati condannati a pene severe: sette anni e quattro mesi per Ivanhoe e sei anni e due mesi per Antonio. Un colpo significativo per il clan dei Casalesi, che aveva messo radici profonde nella città.
“È un messaggio chiaro: la giustizia non si ferma”, ha affermato un ufficiale della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Parole che risuonano come un’eco nelle menti di chi vive ogni giorno sotto l’ombra della malavita. Ma questo processo non è solo una questione di numeri e pene: è un capitolo oscuro di una storia che continua a scriversi tra illegalità e paura.
Le condanne non si fermano a Ivanhoe e Antonio. Anche Amedeo De Angelis, Francesco Paolella e Emilio Graziano hanno ricevuto sentenze che svelano la rete intricata di connivenze. Le accuse sono gravi: concorso in riciclaggio, autoriciclaggio, interposizione fittizia di beni. Tagliando i legami tra clan e finanza, la DDA ha puntato il dito su terreni gestiti tramite prestanome, minacciando di ribaltare un sistema consolidato.
L’inchiesta si è sviluppata nel tempo, culminando in arresti e interrogatori. Gli investigatori hanno messo insieme un puzzle di prove: attività tecniche, colloqui in carcere, testimonianze di collaboratori di giustizia, come Nicola Schiavone, il primogenito di Francesco. Un’analisi certosina che ha svelato il volto meno noto di Napoli, dove le vendette e le alleanze si intrecciano come i vicoli della città.
Un episodio emblematico riguarda un terreno a Grazzanise. Qui, secondo l’accusa, Ivanhoe e un suo complice avrebbero esercitato pressioni sull’affittuario per estrometterlo dal contratto, garantendosi una vendita vantaggiosa. “È una prassi che purtroppo conosciamo bene”, confida un residente della zona. E mentre la cronaca si snoda tra il pressing della giustizia e la resilienza della comunità, molti si chiedono: quale sarà il futuro di Napoli sotto il peso di simili sentenze? La lotta continua, ma chi avrà la meglio?