Cronaca
Caso Caliendo: l’avvocato accusa, “cercano uno scudo penale inesistente”
Nuovo scontro nel procedimento giudiziario aperto a Napoli per la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2022 e rivelatosi poi fatale. Il caso scuote la comunità e accende un dibattito acceso in città.
Nel mirino della Procura ci sono due cardiochirurghi, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, entrambi indagati per il decesso colposo in concorso e falso. Come nel dramma di un film, la situazione si fa tesa, con presunti tentativi di manomettere la cartella clinica del piccolo paziente. “Siamo all’oscuro di quello che è successo dopo l’operazione”, grida una madre in lacrime, mentre l’eco della sua voce rimbalza tra i vicoli di Fuorigrotta.
A intervenire duramente è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, che contesta la linea difensiva dei medici in questo procedimento delicato. Secondo il legale, le difese dei cardiochirurghi starebbero tentando di ottenere l’esclusione di una relazione redatta da Oppido il 30 dicembre scorso. “Questo è inaccettabile”, dichiara Petruzzi, mentre i riflettori si accendono su un documento che potrebbe rappresentare la chiave di volta per l’accusa.
Il rapporto contestato segna il fulcro dell’indagine sulle presunte irregolarità nella documentazione sanitaria. “Quella relazione è cruciale per capire cosa sia realmente accaduto”, aggiunge, avvertendo che ogni tentativo di eliminarla sarà combattuto con forza.
I due cardiochirurghi hanno già affrontato un ciclo di interrogatori davanti al gip Mariano Sorrentino, un primo atto formale in un dramma che si nutre di domande e sospetti. Un secondo incontro è fissato per l’8 maggio, aumentando la tensione nel contesto di un’accusa che si fa sempre più concreta.
“Questa relazione non fa parte degli audit interni, che la legge considera inutilizzabili”, sostiene Petruzzi, smascherando quella che considera una strategia difensiva fragile: “Le difese cercano uno scudo penale che non esiste”. La confusione regna sovrana, e la gente di Napoli si interroga: quali saranno le conseguenze per chi aveva la responsabilità di salvare un bambino?
Il legale della famiglia non si ferma qui e denuncia un’altra presunta contraddizione. “Da un lato affermano che la scheda della circolazione extracorporea sia falsa, dall’altro cercano di eliminare le prove che dimostrerebbero il contrario”.
Concludendo il suo intervento, Petruzzi lancia un appello a chiunque possa aver assistito a qualcosa di utile: “Finito il tempo delle bugie, comincia quello della verità”. Ma quale verità? Le domande che rimangono aperte non mostrano segni di risposte imminenti. Napoli guarda, attenta, in attesa di un epilogo che potrebbe cambiare tutto.