Un appello pubblico scuote Napoli: si chiede di fermare temporaneamente il cantiere di Bagnoli e di aprire una consultazione tra cittadini, enti locali e imprese per ridefinire tempi, costi e responsabilità della rigenerazione della zona.
Secondo quanto emerge, tra i promotori vi sarebbe anche un rappresentante delle Assise di Palazzo Marigliano, istituzione nata nel 1991 in un clima post-tangentopoli e impegnata in temi urbanistici e di pianificazione.
Per i residenti la questione è concreta: ritardi nei trasporti, tempi di erogazione dei servizi pubblici e il timore che i progetti di rigenerazione non prendano corpo. Bagnoli è vista come snodo cruciale di portualità, infrastrutture e spazi sociali, e una stand-by protratta potrebbe modificare le abitudini quotidiane e la vita di quartiere.
Di Riccardo Marone, nell’angolo editoriale allegato, così sintetizza la situazione: «Discutere e protestare è sempre legittimo, ma mi sembrano modalità vecchie e rituali». L’editoriale invita a un confronto franco tra cittadini e istituzioni, con tempi certi e dati pubblici, per offrire contenuti concreti e non slogan.
Le fonti ufficiali contattate nell’ottica di un quadro condiviso includono il Comune di Napoli, la Questura, la Procura, l’ASL, la Protezione Civile, l’ANM, l’EAV e le autorità portuali. A queste realtà è chiesto di fornire un quadro chiaro su tempi, costi e responsabilità, evitando litigi sterili e contribuendo a definire un percorso credibile per la portualità, i trasporti e la riqualificazione di un’area così cruciale.
La città resta in attesa di un cronoprogramma preciso su cosa cambierà, chi risponderà e quando, con una lettura realistica di costi, benefici e impatti sociali. L’obiettivo è evitare che le discussioni si perdano in polemiche e che Napoli perda terreno su progetti di rilancio di Bagnoli, fondamentali per lo sviluppo urbano e la qualità della vita dei quartieri interessati.
