Caivano, Napoli Nord – Tre anni di reclusione per Vittorio De Luca, 75 anni, condannato per stalking aggravato dal metodo mafioso in relazione all’episodio che nel settembre scorso coinvolse Don Maurizio Patriciello, parroco della chiesa di San Paolo Apostolo. Il fatto, avvenuto while il sacerdote distribuiva la Comunione, culminò con la consegna di una busta contenente un proiettile all’indirizzo del religioso.
La sentenza è arrivata in tempi rapidi, nonostante il dibattimento si sia svolto con rito ordinario. Il Tribunale di Napoli Nord ha ritenuto l’imputato colpevole, certificando la gravità della condotta e l’uso di un contesto strettamente legato al mondo della criminalità locale. De Luca è agli arresti domiciliari, in attesa delle eventuali impugnative.
La decisione si concentra sulla relazione tra De Luca e Domenico Ciccarelli, figura di spicco e referente del clan attivo nel Parco Verde, descritta nelle motivazioni come elemento di peso nell’analisi della dinamica criminosa. L’accusa aveva chiesto una pena superiore, pari a quattro anni e otto mesi, ma il giudice ha ritenuto proporzionato il verdetto alla gravità del reato e alle circostanze emerse durante le indagini.
Una componente decisiva del processo è stata la valutazione della capacità psichica dell’imputato. L’avvocato difensore, Gabriele Roberto Cerbo, ha annunciato immediatamente l’intenzione di proporre appello, sostenendo che si sarebbe dovuto tenere conto di cinque precedenti perizie, eseguite in procedimenti differenti, che attestavano l’incapacità di intendere e di volere del proprio assistito. In contrapposizione, la perizia d’ufficio disposta dal Tribunale ha invece attestato la piena capacità di intendere, di volere e di stare in giudizio di De Luca. Anche l’accusa aveva affidato fiducia a una lettura severa della situazione, ma la sentenza ha trovato conferma nell’esito della perizia disposta dall’ufficio giudiziario.
Il profilo penale di De Luca resta complesso: in passato era già stato assolto dall’accusa di aver minacciato il parroco con un coltello, e nel frattempo restano pendenti altri due procedimenti a suo carico. L’episodio del proiettile aveva però già comportato un rafforzamento delle misure di protezione per Don Patriciello, come testimoniato dall’esperienza vissuta dal sacerdote e riportato all’epoca dalla cronaca locale.
Don Maurizio Patriciello, allora, aveva descritto la relazione familiare tra De Luca e la realtà criminale della zona con una misura di cautela. «Vittorio è una persona a cui voglio bene e che non ha mai dato problemi diretti», aveva ammesso in passato, pur riconoscendo l’impatto della sua parentela con la famiglia criminale che ha segnato la storia recente di Caivano. In quel contesto, l’episodio della busta con il proiettile aveva visto un immediato rafforzamento della scorta, segnando una pagina di tensione tra cronaca giudiziaria e realtà di quartiere.
La sentenza chiude un capitolo difficile per una comunità che ancora oggi è alle prese con i tratti complessi della convivenza tra uomini legati al crimine e le istituzioni locali. La decisione del tribunale resta custodita tra le persone direttamente coinvolte, con il rischio di sviluppi futuri, tra possibili impugnazioni e nuove valutazioni legali, sullo sfondo di una Caivano ancora segnata da stretti legami tra famiglia e criminalità. La giustizia, dal canto suo, ha tracciato una linea di responsabilità in un caso in cui la psicologia dell’imputato e la matrice mafiosa hanno convissuto in un’unica vicenda giudiziaria.
