Processo di secondo grado per la strage di Ercolano: a Napoli Due imputati sul banco degli accusati
Napoli, Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello, domani accoglierà il processo di secondo grado sul caso della strage di Ercolano, avvenuta in un opificio abusivo di fuochi d’artificio. A difesa della vicenda compariranno Vincenzo D’Angelo e Raffaele Boccia, mentre Pasquale Punzo, tra gli imputati nel primo grado, ha scelto di non ricorrere in appello. La vicenda è nata dall’esplosione dello stabilimento il 18 dicembre 2024, evento che causò la morte di tre giovani operai: le gemelle Sara e Aurora Esposito, di 26 anni, e Samuel Tafciu, 18enne, i cui familiari sono assistiti dall’avvocato Massimo Viscusi.
Nel giudizio di primo grado, celebrato con rito abbreviato dinanzi al Tribunale di Napoli, D’Angelo e Punzo sono stati condannati a 17 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno per omicidio volontario con dolo eventuale, caporalato e fabbricazione o detenzione illegale di ordigni esplosivi. Boccia, invece, è stato condannato a 4 anni di reclusione per la sola detenzione dell’esplosivo. La sentenza, emessa il 10 dicembre 2025, ha segnato una svolta significativa nel contesto giuridico italiano in materia di sicurezza sul lavoro, introducendo il concetto di dolo eventuale all’interno di un contesto di illegalità sistemica sul lavoro, superando la tradizionale qualificazione di incidente sul lavoro per colpa.
La pronuncia ha avuto una ricaduta importante sul dibattito penale: secondo la dottrina, si tratta di una delle poche applicazioni del dolo eventuale in ambito lavorativo, con un precedente di rilievo che resta paragonato al rogo ThyssenKrupp del 2007 a Torino, seppur con dinamiche diverse. In questa cornice, la posizione di Punzo non verrà riesaminata in appello, perché egli ha rinunciato all’impugnazione, sancendo in via definitiva il proprio verdetto. Per effetto del meccanismo premiale introdotto dalla Riforma Cartabia, che prevede uno sconto di un sesto della pena per chi non propone appello, la condanna a carico di Punzo scenderà a 15 anni di reclusione effettivi.
Il focus del secondo grado, dunque, sarà sui ricorsi di D’Angelo e Boccia, con la possibilità che la Corte d’Assise d’Appello confermi integralmente le sanzioni o ne modifichi l’impostazione, mantenendo ferma la cornice di responsabilità già emersa in primo grado. La causa resta aperta anche sul piano della definizione giuridica della responsabilità penale in contesti lavorativi al centro di pratiche illegali, una linea interpretativa che potrebbe influire su casi analoghi in futuro.
Nel frattempo, la dinamica di questa vicenda continua a suscitare riflessioni sul delicato equilibrio tra norme di tutela dei lavoratori e pratiche illegali che mettono a rischio vite umane. L’esito del giudizio di secondo grado è atteso con attenzione, e potrebbe fornire ulteriori indicazioni su come la giurisprudenzabytes interpreti la responsabilità penale all’interno di ambienti industriali irregolari, con esiti diretti sulla sicurezza sul lavoro in Campania e oltre.
