Cronaca di Napoli
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Scuotto, 26 anni dopo: ergastolo e assoluzione nel processo al clan Contini

Scuotto, 26 anni dopo: ergastolo e assoluzione nel processo al clan Contini

Omicidio Scuotto: ergastolo a uno degli esecutori, Muscerino assolto, moventi interni al clan Contini

Era maggio del 2000 quando la periferia di Napoli fu teatro di un agguato che cambiò le regole del gioco nelle trepidanti dinamiche criminali di corso Novara. Giuseppe Scuotto, noto come Peppe e all’epoca capozona del clan Contini nel quartiere Vasto-Arenaccia, fu raggiunto dai proiettili mentre si muoveva in scooter. Le conseguenze furono drammatiche: portato in ospedale in condizioni gravissime, perse la vita poco dopo il ricovero. Un omicidio che, agli occhi della criminalità organizzata, mirava a ristabilire equilibri di potere interni al clan.

Dalla ricostruzione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) emerse subito un movente duplice. Da una parte, il timore che Scuotto potesse decidere di collaborare con la giustizia, spezzando l’iceberg dell’omertà e facendo emergere segreti custoditi da tempo. Dall’altra, la gestione autonoma dello spaccio nella sua zona, ritenuta una violazione delle direttive imposte dalla cupola. Secondo gli investigatori, la somma di queste ragioni avrebbe spinto i vertici del clan Contini a decidere per una punizione esemplare.

La vicenda ha trovato una risposta giudiziaria a distanza di ventisei anni, quando la Corte d’Assise di Napoli ha emesso il verdetto nel dibattimento. Gennaro Cirelli è stato condannato all’ergastolo come uno degli esecutori materiali dell’assassinio, mentre Antonio Muscerino, detto o biondo, è stato assolto dalle accuse che lo vedevano coinvolto nel medesimo tentativo di mettere a tacere le divergenze interne al gruppo. La sentenza arriva al termine di una requisitoria tenuta dal pm antimafia Daniela Varone, la quale lo scorso 16 settembre aveva invocato la pena eterna per entrambi gli imputati, ritenuti tra i volti principali del commando che aveva inferto un colpo pesante al tessuto criminale di corso Novara.

Il procedimento, alimentato da anni di silenzi, depistaggi e ricostruzioni difficili, conferma quanto emerso nel tempo: dentro la galassia Contini le dinamiche di potere non ammettono margini di errore né autonomia operativa senza supervisione. L’esito della sentenza ribadisce, in forma penale, che il contesto della violenza interna e della vendetta ha segnato una pagina dolorosa della cronaca giudiziaria napoletana, mettendo in luce i criteri con cui la magistratura affronta i casi di delitto collegati alla camorra.

Il caso Scuotto resta quindi una tappa significativa nella lotta alla criminalità organizzata nel territorio. Non è solo un verdetto isolato, ma una conferma della tenuta delle indagini e della capacità delle istituzioni di mettere in discussione, con rigore, la rete di responsabilità che ha alimentato violenze e rigidi codici d’onore all’interno di una delle fazioni storiche della città.

L’esito della Corte d’Assise chiude una fase processuale lunga e complessa, ma lascia aperte interrogazioni sui meccanismi di controllo e su come, nel tempo, nuove prove possano ridefinire l’interpretazione di fatti risalenti a decenni fa. Resta comunque indelebile il legame tra questo omicidio e la storia di potere tra i clan partenopei, un capitolo che la giustizia italiana continua a esaminare con la stessa determinazione con cui ha affrontato le altre pagine buie della criminalità organizzata in Campania.

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