Napoli guarda al futuro della giustizia civile attraverso una ferita sempre aperta: dodici anni dopo la morte di Salvatore Giordano, il tredicenne travolto dal crollo di un fregio della Galleria Umberto I, la famiglia continua a chiedere risposte e risarcimenti. L’incidente, avvenuto nel contesto di una storia di città amata ma fragile, resta al centro di una vicenda giudiziaria che evolve su due binari: la domanda di giustizia civile e una verifica contabile sulle tempistiche della pubblica amministrazione.
Secondo quanto riferito dagli avvocati della famiglia, Angelo e Sergio Pisani, dopo la sentenza di condanna penale è stata fissata l’udienza civile per il 15 gennaio davanti al Tribunale di Napoli, presso la procura della dottoressa Ragosta. L’obiettivo è ottenere un risarcimento danni per responsabilità processuale aggravata dal mancato risarcimento da oltre dodici anni, un lasso temporale che, secondo i legali, allarga la distanza tra memoria collettiva e tasselli giuridici concreti.
«Nessuna somma potrà restituire Salvatore – spiegano i due professionisti – ma è inaccettabile che una famiglia che ha perso un figlio in questi modi assurdi debba attendere dodici anni per ottenere quanto le spetta». Le parole dei legali sottolineano la duplice chiave della battaglia in corso: diritto al risarcimento e necessità di una giustizia civile tempestiva, capace di dare una chiusura possibile a un dolore che non si può tradurre in una cifra.
Parallelamente a questa linea civile, i difensori hanno annunciato anche un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti. L’obiettivo è far luce su eventuali responsabilità per ritardi che avrebbero aggravato gli oneri a carico delle casse pubbliche, aprendo un altro fronte di responsabilità che riguarda l’efficienza delle strutture statali e l’impegno della città nel garantire una giustizia non solo giusta, ma anche efficiente dal punto di vista amministrativo.
La vicenda, che vede come protagonista una delle location simbolo di Napoli, la Galleria Umberto I, resta al centro dell’attenzione cittadina: bellezza e simbolo della città, ma anche promemoria costante delle responsabilità che non si possono mettere in standby. Napoli osserva con cautela questa doppia traccia legale, convinta che la sicurezza pubblica passi non solo dalle norme, ma dall’impegno concreto di una macchina della giustizia in grado di restituire fiducia ai cittadini e di preservare i conti pubblici senza strumentalizzazioni.
La storia di Salvatore Giordano resta una pagina dolorosa della cronaca napoletana, ma anche un invito all’azione civile: la giustizia, hanno ricordato i legali, non può rimanere congelata in attesa di una somma, e la città continua a chiedere risposte, trasparenza e un percorso chiaro verso una verità che possa chiudere una ferita ancora aperta. La cronaca di Napoli seguirà la pratica con la stessa prudenza professionale che contraddistingue l’informazione locale: fonti dirette, riferimenti precisi e una narrazione centrata sulle vittime, sulle famiglie e sui passi concreti verso una giustizia che sia davvero accessibile a tutti.
