Poggioreale: depositate le motivazioni della sentenza sulla rivolta dell’8 marzo 2020. In totale 32 imputati hanno ricevuto condanne che sommano 113 anni di reclusione, secondo quanto ricostruito dalla Settima sezione del Tribunale di Napoli, presieduta dalla giudice Marta Di Stefano.
La ricostruzione dell’istruttoria evidenzia come i disordini interessassero diversi padiglioni dell’istituto penitenziario napoletano, tra cui Salerno, Livorno, Milano, Napoli e Firenze. Secondo le motivazioni, alcuni detenuti sarebbero saliti sui tetti della struttura e avrebbero lanciato oggetti contro gli agenti in servizio, nel contesto di una gestione dell’emergenza molto articolata. La ricostruzione del Tribunale descrive anche incendi in aree interne al carcere e fasi di pericolo per il personale di polizia penitenziaria.
Nel corso del dibattimento sono stati esaminati i racconti degli agenti feriti durante gli scontri e degli operatori coinvolti. Tra gli episodi riportati figurano tentativi di colpire i correttivi con liquido infiammabile e situazioni in cui alcuni detenuti avrebbero simulato lo svenimento di altri per creare confusione e sfruttare momenti di vulnerabilità durante l’emergenza. Le testimonianze hanno contribuito a definire la responsabilità individuale all’interno di un contesto di grande tensione.
Accanto alle condanne, la sentenza ha disposto anche numerose assoluzioni. A fronte di una prima lettura del verdetto, il testo iniziale indicava 13 assoluzioni, mentre il titolo fornito ne riporta 14: una discrepanza che sarà verificata prima della pubblicazione definitiva. Tra i beneficiari dell’assoluzione compaiono alcuni detenuti sottoposti al regime di Alta Sicurezza AS3. In particolare, tra questi la sentenza ha ritenuto non provate le responsabilità per Pasquale Troise, associato al clan Mazzarella; Raffaele Liguori, legato al gruppo Amato-Pagano; e Domenico Iavarone, referente del gruppo Ullero di Frattamaggiore. Per questi imputati, la Corte ha accolto le tesi difensive e ha disposto l’assoluzione al termine del giudizio.
Nel registro degli avvocati di difesa compaiono tra gli altri Lelio Della Pietra, Massimo Bruno e Generoso Grasso, indicati come parte del collegio difensivo. Il deposito delle motivazioni consente ora di leggere nel dettaglio l’argomentazione seguita dal Tribunale nel distinguere tra responsabilità realmente accertate e posizioni divergenti non suffragate da elementi sufficienti per la condanna.
La rivolta dell’8 marzo 2020 resta uno dei capitoli più delicati della storia recente di Poggioreale, per l’ampiezza dei disordini e per l’ampio coinvolgimento di diversi reparti e figure interne all’istituto. La sentenza e le motivazioni depositate permettono di fissare i contorni delle condotte contestate ai singoli imputati, distinguendo tra quanto emerso in aula e quanto necessità di ulteriori verifiche in sede processuale.
Il passaggio delle motivazioni offre quindi una chiave di lettura utile a comprendere come siano state distribuite responsabilità e assoluzioni, evento significativo non soltanto per la storia del carcere ma anche per la gestione delle emergenze penitenziarie in una realtà complessa come quella napoletana. Restano da chiarire alcuni dettagli relativi al numero esatto di assoluzioni e alle posizioni di altri imputati, ma la sentenza chiude un capitolo importante del caso, restando aperta la cornice giudiziaria su eventuali sviluppi futuri.Processo chiuso: condanne pesanti e un quadro di assoluzioni al termine del dibattimento
Si è concluso il procedimento con una ricostruzione dei fatti che, secondo le motivazioni depositate, si è arricchita grazie alle testimonianze e agli elementi valutati nel corso del dibattimento. Il verdetto ha segnato una chiusura articolata, con una serie di condanne e una fetta consistente di assoluzioni.
La pena più alta comminata è di cinque anni di reclusione: a riceverla è stato Del Buono Mauro. A seguire, una pluralità di imputati è stata condannata a tre anni e sei mesi di carcere. Tra questi figurano Pellegrino Vincenzo, Confuorto Alfredo, Perez Francesco, Amato Nunzio, Conò Lorenzo, De Angelis Cristian, De Felice Luigi, Fascia Mario, Morello Paolo, Morello Giuseppe, Trotta Vincenzo, Vinciguerra Giovanni, Chirico Raffaele, Criscuolo Mario, Esposito Giuseppe, Ciccarelli Danilo, Pavia Raffaele e Edificante Sabino.
Altre condanne, ora bandite a due anni di reclusione, hanno riguardato Di Costanzo Vincenzo, Annunziata Vincenzo, Mastronzo Umberto, Ruggiero Vincenzo, Izzo Carlo, Caporrimo Tommaso, Di Domenico Cesare, Panico Giuliano e Tasha Meritan. Infine, un gruppo più modesto è stato stabilito in un anno di reclusione per Lanna Alfonso, Perna Nicola, Cangiano Francesco, Capocelli Antonio, Palumbo Antonio, Palumbo Salvatore e Boccamino Vincenzo. Tutti i condannati sono stati altresì condannati al pagamento delle spese processuali.
L’elenco delle assoluzioni è ampio: assolti perché non hanno commesso il fatto Frola Aldo, D’Angelo Giancarlo e Coronella Stefano. Assolti perché il fatto non sussisteGitano Luigi, Lago Pietro Giorgio, Liguori Raffaele, Ruocco Gennaro, Troise Pasquale, Accardo Davide, Sepe Salvatore, Belladonna Andrea, Iavarone Domenico e Oudouid Mohamed, nonché D’Alpino Carmine. Infine, Conte Riccardo è stato prosciolto per incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Le motivazioni, che hanno accompagnato la lettura del dispositivo, delineano una ricostruzione dei fatti ancorata alle testimonianze acquisite e agli elementi valutati nel corso del dibattimento. La sentenza fotografa una gamma di esiti, con condanne di diversa entità e una serie consistente di assoluzioni, offrendo una lettura chiara delle responsabilità emerse nell’ambito del processo.
