Il Cuore Nord di Napoli arriva a Pozzuoli per due giorni di confronto tra ospedale e territorio: al Grand Hotel Serapide il dibattito sulla cardiologia dell’area a nord della città torna con la decima edizione, pronta a mettere in luce come migliorare tempi di intervento, diagnosi precoce e gestione integrata delle patologie cardiache.
Secondo il Dipartimento di Area Medica dell’Asl Napoli 2 Nord, guidato dal dottor Giovanni Napolitano, si registrano oltre 3mila ricoveri all’anno per patologie cardiovascolari nell’area, di cui circa 650 per infarto miocardico acuto. Napolitano, primario della Cardiologia dell’ospedale San Giuliano di Giugliano, ricopre anche il ruolo di co-presidente del congresso, che si propone di affrontare la sfida non solo dal punto di vista clinico, ma anche organizzativo, con una particolare attenzione alla tempestività delle cure.
Il tema centrale dell’iniziativa riguarda il funzionamento della rete per l’infarto miocardico acuto. Si tratta di un sistema integrato che connette medici di medicina generale, il servizio 118, le ambulanze, il pronto soccorso, le unità di terapia intensiva cardiologica ed Emodinamica. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi di intervento e assicurare al paziente un percorso assistenziale coordinato, dall’emergenza iniziale fino alle cure ospedaliere.
La manifestazione, che vede Napolitano al timone insieme a Marco Boccalatte, direttore facente funzione della Cardiologia dell’ospedale di Pozzuoli, ad Antonio Leccia, a capo della Cardiologia di Frattamaggiore, e a Paolo Parziale, direttore facente funzione della Cardiologia di Ischia, intende rafforzare la collaborazione tra specialisti ospedalieri, distretti sanitari e medici di medicina generale. La testimonianza di continuità tra assistenza ospedaliera e territoriale è affidata anche al presidente onorario della kermesse, Gerolamo Sibilio, già primario emerito della Cardiologia dell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli.
A sottolineare il valore di una rete sempre più integrata è Monica Vanni, direttrice generale dell’Asl Napoli 2 Nord. «Si parlerà di innovazioni tecnologiche ma anche di linee guida internazionali, ponendo l’accento sulla staffetta simbolica tra ospedale e territorio, con il coinvolgimento fattivo dei medici di medicina generale», ha spiegato Vanni. E ha aggiunto: «Un modo per affrontare concretamente i bisogni di salute dei nostri concittadini, che partirà anche quest’anno con una riflessione propositiva all’interno del congresso per poi trasferirsi sui territori sotto forma di azioni operative e protocolli», evidenziando la presenza di ospiti di rilievo nazionale.
La ventura edizione 2026 si distingue per un’impostazione centrata su casi clinici reali e complessi, selezionati per riflettere le difficoltà quotidiane dei professionisti nei reparti e nella gestione dei pazienti sul territorio. Ogni sessione prevede la presentazione di un caso da parte di un clinico, seguita da tre approfondimenti diagnostici e terapeutici; il tutto è accompagnato da dibattiti moderati da esperti senior e dall’interazione con i partecipanti grazie a strumenti digitali come Slido e Memento.
Tra gli ospiti di rilievo, figurano Giovanni Esposito, professore ordinario di Malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università Federico II di Napoli, e Annamaria Colao, ordinaria di Endocrinologia e direttrice dell’Endocrinologia e Malattie del metabolismo presso il Policlinico federiciano. Saranno inoltre presenti Pasquale Perrone Filardi, ex presidente della Società Italiana di Cardiologia, Paolo Calabrò, direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’AORN Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, Bernardino Tuccillo, direttore della Cardiologia dell’Ospedale del Mare, e Ciro Mauro, direttore della Cardiologia con Utic dell’AORN Cardarelli di Napoli.
L’obiettivo, in definitiva, è trasformare la discussione scientifica in percorsi condivisi in grado di tradursi in azioni concrete sul territorio. L’intento è offrire risposte più rapide ed efficaci ai pazienti, soprattutto nei casi in cui ogni minuto può fare la differenza, mantenendo vivo il dialogo tra ricerca, pratica clinica e assistenza sanitaria diffusa.
