Paura a Pianura, Napoli: una notte di ripetute esplosioni ha illuminato il quartiere, incrinando la quiete di strade popolari non lontane da scuole e chiese. A distanza di poche ore, la Procura antimafia e la Squadra Mobile hanno chiuso un primo giro di informazioni con l’arresto di due giovani ritenuti legati a una faida di territorio. Pasquale Pirozzi, 25 anni, e Cesare Fabio Napolitano, 23 anni, sono stati posti in custodia cautelare in carcere dopo che la magistratura ha convalidato il fermo in base a lesioni personali e pubblica intimidazione mediante l’uso di armi, con l’aggravante delle modalità mafiose. I due hanno finito per essere associati ai contorni della criminalità organizzata del quartiere, pur contando solo piccoli precedenti di polizia e non avendo condanne passate per associazione mafiosa.
La vicenda ha avuto il suo epicentro in via Francesco Arnaldi, nelle Case Gialle, dove un colpo di arma da fuoco ha rovinato la mattinata di Moreno C., operaio peruviano da anni residente a Napoli e impiegato in un’attività commerciale a Chiaia. Camminava per andare al lavoro quando è stato raggiunto da un colpo, con un dolore intenso all’occhio sinistro e una delle conseguenze più impattanti di una escalation criminale destinata a fare discutere. Il paziente è stato trasportato al Cardarelli, dove ha subito due interventi chirurgici; la prognosi resta incerta.
Le indagini coordinate dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, guidata dal dirigente Mario Grassia e dal vice questore Giuseppe Sasso, hanno ricostruito rapidamente la dinamica del raid: non si tratterebbe di una sparatoria isolata, ma di un atto inserito in una più ampia contesa di potere tra fazioni rivali. Pirozzi e Napolitano sarebbero stati ritenuti vicini al gruppo dei Marfella-Perfetto; una matrice che gli inquirenti associano a episodi di violenza diffusa nella zona, anche se i due non risultano condannati per associazione mafiosa.
Il contesto di Pianura emerge dagli elementi emersi finora: una realtà segnata da una transizione tra i vecchi cartelli e l’emergere di gruppi giovanili, descritti come “baby ras”, pronti a prendere velocemente il potere nelle piazze di spaccio e a mostrare la propria forza con fuoco e intimidazioni. Le ricerche hanno evidenziato come lo scenario locale sia in fase di ridefinizione, con reti criminali fragili ma violente, che si contendono territori e giovani fiancheggiatori in cerca di un posto in una gerarchia evidentemente instabile.
Parallelamente alle accertate responsabilità dei due fermati, la Procura antimafia prosegue le indagini per delineare i confini della rete di alleanze e per chiarire le responsabilità dirette negli altri episodi registrati di recente nell’area. Nei giorni precedenti a quello che ha visto Moreno C. ferito, erano stati repertati altri segnali di violenza: 12 bossoli sono stati trovati a Vicinale Sant’Aniello, vicino a un complesso edilizio popolare, e poco dopo, in via José Maria Escrivà, un raid ha coinvolto due armi diverse che hanno danneggiato un cancello e le pareti di un parco condominiale. Sono episodi che la magistratura tiene sotto strettissimo controllo, come parte di una memoria investigativa che tenta di mettere ordine in una mappa criminale in continua evoluzione.
In questo contesto, gli inquirenti tengono a precisare che la presunzione di innocenza resta completa per i due giovani fermati. La responsabilità e la natura delle loro eventuali collusioni saranno verificate nelle sedi competenti, con l’obiettivo di definire le responsabilità e di comprendere meglio i meccanismi di una nuova fase della camorra a Pianura. Resta da chiarire quali ruoli avranno ulteriori sviluppi nel prosieguo delle indagini, ma una cosa è chiara: la storia recente del quartiere ribadisce la necessità di una vigilanza continua, di indagini mirate e di una risposta ferma delle istituzioni per restituire sicurezza a una comunità che continua a pagarne il prezzo.
