Cassazione: tre imputati del clan Pagnozzi rinviati a giudizio in Corte d’Appello a Napoli, altri tre prosciolti dall’udienza della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha rimescolato la posizione di alcuni protagonisti del procedimento legato al clan Pagnozzi, decidendo di far tornare davanti ai giudici della Corte d’Appello di Napoli tre imputati per un nuovo esame, e di disporre l’uscita dal fascicolo per altri tre attraverso un annullamento senza rinvio. La decisione modifica radicalmente il quadro processuale all’interno dello stesso procedimento, distinguendo le posizioni in base agli esiti stabiliti dalla stessa Cassazione.
Nel dettaglio, la Cassazione ha annullato con rinvio le condanne di Paolo Pagnozzi, Andrea Salsiccia e Vincenzo Lomasto, lasciando alle corti di merito la responsabilità di riesaminare le rispettive posizioni alla luce dei rilievi mossi dalla Corte suprema. Al contrario, Aniello De Paola, Giuseppe Maiocca e Francesco Maiocca hanno beneficiato di un annullamento senza rinvio, con conseguente uscita delle loro posizioni dal procedimento nei termini indicati dall’organo di legittimità. Per gli altri ricorrenti, la Cassazione ha invece confermato il rigetto dei ricorsi.
La situazione di Paolo Pagnozzi resta tra le figure centrali della vicenda giudiziaria. In primo grado era stato condannato a una pena di 16 anni e otto mesi di reclusione, imputazioni che ruotavano attorno al presunto finanziamento dell’associazione e alle contestazioni legate all’articolo 416-bis e alla recidiva. In appello la pena era stata ridotta a 13 anni e quattro mesi, dopo l’esclusione di due delle contestazioni. La successiva impugnazione in Cassazione, affidata all’avvocato Dario Vannetiello per Pagnozzi (assistito in appello da altri difensori), conteneva otto motivi che miravano a contestare diverse scelte della sentenza di merito.
Secondo l’impostazione della Procura, una parte del materiale probatorio si sosteneva sulle intercettazioni, dalle quali sarebbe emerso un ruolo di Pagnozzi nelle dinamiche del gruppo. Al centro delle contestazioni vi sarebbero anche l’ipotesi di garantirne l’organizzazione sul territorio Beneventano e il presunto apporto finanziario al gruppo. Tuttavia, tali rilievi restano nel contesto di valutazioni che la Cassazione ha ritenuto opportuno rivedere in sede di merito, per le posizioni che hanno ricevuto annullamento con rinvio.
Il verdetto della Cassazione ha quindi una doppia matrice: da un lato, tre imputati dovranno tornare davanti a una sezione diversa della Corte d’Appello di Napoli per un nuovo esame; dall’altro, tre soggetti usciranno dal procedimento senza rinvio. Per i restanti ricorrenti, invece, è arrivata la conferma della fondatezza delle decisioni già emesse in grado di legittimità.
Il procedimento proseguirà ora secondo le indicazioni della Cassazione: le posizioni che hanno ottenuto l’annullamento con rinvio saranno riesaminate dalla Corte d’Appello di Napoli, con l’esito che valuterà cosa resti concreto di ogni contestazione. Nel frattempo, per gli altri tre imputati, la strada è quella dell’uscita dal fascicolo, seguendo quanto stabilito dalla Suprema Corte. Il quadro resta complesso e ancora aperto, con i giudici napoletani chiamati a chiudere gli spazi di incertezza che la Cassazione ha indicato.
