A Napoli, tra i vicoli di Forcella e le strade a ridosso della Maddalena, una faida tra nuclei della criminalità locale è finita per trascinare un giovane di 21 anni in una spirale di violenza. Secondo l’inchiesta, quattro giovani sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso in relazione all’aggressione di Carmine Amirante, accoltellato nella notte tra il 19 settembre e l’alba in Largo al Mercato.
Dalla ricostruzione operativa emerge un allontanamento di Carmine Amirante dalla cerchia familiare di origine per avvicinarsi a una ragazza legata a un gruppo rivale. Le indagini (condotte dai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Napoli Stella, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e della Procura per i minorenni) hanno contestato ai quattro indagati il tentato omicidio, coinvolgendo anche un minore tra i destinatari delle misure cautelari. I due adulti sono finiti in carcere a Secondigliano, il minorenne è stato invece accompagnato al Centro di Prima Accoglienza dei Colli Aminei.
Le accuse si intrecciano con una cornice di minacce recapitate anche sui social: secondo l’ipotesi investigativa, la scelta sentimentale di Carmine avrebbe acceso una ferma inimicizia tra le famiglie, trasformando la tensione in una campagna di intimidazioni che non si sarebbe fermata con l’episodio violento. I magistrati hanno riscontrato un contesto di pressione costante, che avrebbe accompagnato l’aggressione e la denuncia presentata dalla vittima.
La ricostruzione cronologica degli ultimi mesi disegna una escalation: già a febbraio 2026, l’automobile di Carmine Amirante sarebbe stata danneggiata con colpi, pare utilizzando un paletto di ferro. In aprile un altro episodio avrebbe interessato l’abitazione della nonna della vittima, con il lancio di una bottiglia incendiaria, una molotov. A fine agosto la tensione sarebbe salita ancora: una stesa, con colpi d’arma da fuoco esplosi contro il portone e i balconi dello stabile abitato dalla famiglia coinvolta. Un quadro che, stando agli inquirenti, mostra una progressione di episodi violenti legati a una “guerra” tra gruppi rivali.
La notte in cui è avvenuto l’attacco principale, intorno alle 00:30, Carmine Amirante sarebbe arrivato in Largo al Mercato a bordo dell’auto guidata dalla fidanzata. Secondo quanto riferito dall’indagine, il ragazzo sarebbe stato accerchiato e colpito ripetutamente con un coltello da un gruppo teso a dimostrare potere e controllo sul territorio.
Il giudice per le indagini preliminari ha motivato la misura cautelare evidenziando il pericolo di fuga e la possibilità di reiterazione del reato, tenuto conto della gravità dell’aggressione e del quadro probatorio raccolto finora. Le indagini proseguono per definire ruoli, responsabilità e i possibili collegamenti tra i vari episodi di intimidazione che hanno preceduto l’assalto di Largo al Mercato.
L’inchiesta resta aperta sull’estensione delle reti di contatti tra le diverse fazioni coinvolte, così come sui contorni precisi delle dinamiche interne alle famiglie coinvolte. Gli investigatori continuano a raccogliere elementi utili a chiarire chi orchestrò ogni fase della “campagna” intimidatoria e quale strada comune abbia condotto a quel terrificante scontro notturno.Coltellate nel cuore di Napoli: quattro giovani indagati per lesioni gravi in un’aggressione che ha coinvolto Carmine Amirante. L’episodio è avvenuto nel centro storico, in una cornice di tensione tra gruppi giovanili della zona, e all’esito dell’intervento chirurgico all’ospedale Vecchio Pellegrini Carmine è stato salvato dalla vita. L’indagine, coordinata dalla procura, prosegue con una raccolta di prove e testimonianze.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’agguato sarebbe scaturito da una prima intimidazione pubblicata online, seguita dall’intervento violento con un coltello. Dopo l’assalto, l’atto finale della colluttazione sarebbe avvenuto quando l’obiettivo cercava di sottrarsi all’assalto: avrebbe tentato di fuggire in direzione di via Giacomo Savarese, ma sarebbe stato raggiunto, ferito e fatto cadere a terra nuovamente colpito. Il bilancio è di quattordici fendenti, una dinamica che gli investigatori delimitano come parte di una sequenza di violenze legate a una rivalità familiare e criminale.
A delineare i contorni dell’accaduto hanno contribuito elementi raccolti sul posto, testimonianze e strumenti di indagine: la nonna di Carmine avrebbe fornito una testimonianza cruciale dall’esterno dell’abitazione, arricchita dall’analisi delle immagini di videosorveglianza, dalle intercettazioni telefoniche e ambientali e dal controllo dei profili social dei giovani coinvolti. In ospedale, tra le conversazioni captate, emergerebbero riferimenti all’aggressione e al possibile coinvolgimento dello zio Giacomo; le intercettazioni avrebbero aiutato a ricostruire i rapporti tra le famiglie in campo e le minacce proseguite nei giorni successivi alla denuncia.
Il contesto in cui si sviluppa l’indagine è quello del centro storico napoletano, dove Forcella, Maddalena e via dei Tribunali hanno storicamente espresso tensioni tra gruppi rivali. Le investigazioni hanno evidenziato legami tra diverse famiglie — Amirante, Brunetti, Sibillo e Giuliano — inquadrando la vicenda all’interno della dimensione della cosiddetta paranza dei bambini, una stagione della criminalità giovanile radicata in quella zona. L’ipotesi centrale è che la violenza non sia un episodio isolato ma l’esito di una dinamica continua di minacce e contrasti.
Gli elementi finora acquisiti indicano una continuità tra iniziali intimidazioni, attacchi pubblici e l’aggressione con arma bianca. La procura sottolinea che, al momento, le responsabilità devono essere accertate in sede giudiziaria, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza. I quattro indagati saranno chiamati a difendersi nel corso delle future fasi del procedimento.
Resta alta l’attenzione su sviluppi e nuove evidenze: gli investigatori continueranno ad esaminare le registrazioni, le testimonianze e i reperti materiali, tra cui l’oggetto della fuga che potrebbe collegarsi all’indagine in corso. L’esito delle prossime settimane sarà decisivo per definire le responsabilità e per chiarire i contorni di una vicenda che, secondo l’accusa, rappresenta l’apice di una lunga conflittualità criminale nel tessuto del centro storico napoletano.
