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Napoli, targhe polacche e promesse di risparmio: una trappola che lascia gli automobilisti senza assicurazione

Napoli, targhe polacche e promesse di risparmio: una trappola che lascia gli automobilisti senza assicurazione

In Napoli e provincia la semplicità di risparmiare è stata a lungo presentata come una vera scorciatoia: far immatricolare auto e furgoni all’estero per pagare premi RCA inferiori e scampare bolli e contravvenzioni. Ma ora quel trucco rischia di esplodere in faccia agli automobilisti: serrande chiuse, numeri di telefono che squillano a vuoto e una morsa legale che potrebbe costringere centinaia di cittadini a rifare interamente la procedura, con costi che non si limitano al solo premio assicurativo.

Il ragionamento economico dietro la pratica era semplice, almeno in teoria: 1.300 euro all’anno contro i 3.500 richiesti dalle assicurazioni italiane tradizionali. Un risparmio netto di circa 2.200 euro, equivalente a stipendi mensili o a mesi di carburante per chi vive di piccole attività. Nel tratto compreso tra Napoli e la sua hinterland, però, la realtà ha mostrato una dimensione molto diversa: chi si è affidato a una targa polacca ha scoperto troppo tardi di dover fare i conti con una copertura assicurativa inesistente o puramente cartacea.

“Sono stato doppiamente truffato”, ha raccontato uno degli automobilisti intervistati da Tgr Campania. Il suo furgone, indispensabile per l’attività quotidiana, porta una targa polacca. Alla scadenza del contratto, cercando l’agenzia per rinnovare i documenti, ha trovato il vuoto: “Ho chiamato per sapere come comportarmi, ma non rispondono più. Sono passato di persona ed era tutto chiuso”.

La paura non è soltanto di aver perso somme investite, ma di circolare con un veicolo che potrebbe essere sequestrato ad ogni controllo se la copertura risultasse inesistente. Il quadro non riguarda però casi isolati: è emerso un sistema di pratiche che usava società di intermediazione per intestare l’auto a una sede in Polonia – Varsavia o Cracovia – e poi riconsegnarla al proprietario italiano in locazione a lungo termine. Un escamotage studiato per eludere tariffe e notifiche, finito in una crisi dove la legalità è diventata una questione di certezza o di perdita economica.

Le falle si sono aperte su due fronti: da una parte una norma italiana sempre più restrittiva, con l’articolo 93-bis del Codice della Strada che vieta ai residenti in Italia di circolare per più di 30 giorni con veicoli immatricolati all’estero senza l’iscrizione al REVE (Registro Veicoli Esteri); dall’altra, controlli incrociati tra le autorità polacche (KNF) e l’IVASS in Italia, che hanno smascherato diverse agenzie abusive impegnate a vendere polizze non valide o mai registrate presso le compagnie madri.

Il cuore della questione resta la sicurezza: in caso di sinistro grave, la responsabilità civile ed economica ricade interamente sul conducente, con rischi che possono azzerare i risparmi accumulati. “Parecchie persone che sono venute nella nostra agenzia hanno riscontrato esattamente questo problema: si sono accorte di non essere mai state coperte dall’assicurazione, oppure hanno trovato chiuse le serrande delle strutture a cui si erano affidate”, ha spiegato Cosimo Principe, titolare di un’agenzia di pratiche automobilistiche in zona. “Stiamo registrando un’ondata di richieste da parte di cittadini che avevano auto o moto targate in Polonia e che adesso chiedono disperatamente di ritornare alla targa italiana”.

La via di rientro è tutt’altro che agevole: per tornare a una targa italiana occorre rintracciare i documenti originali di radiazione dal registro estero (spesso persi tra le mani di agenzie ormai irraggiungibili), dimostrare la proprietà e avviare una nuova procedura di immatricolazione presso la Motorizzazione Civile. Un iter complicato e oneroso, che rischia di dissolvere i presunti risparmi di chi ha optato per la strada estera.

Nell’ampio contesto della Campania, la vicenda racconta una dinamica concreta: una soluzione economica che ha finito per esporre utenti comuni a rischi legali e a costi non preventivati. Per molti, la scelta di tornare alla targa italiana non è più solo una questione di convenienza, ma di doveroso rientro in regola, anche se a prezzo alto. E il conto, spesso, non è ancora chiuso.

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