Cronaca di Napoli
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Napoli sostiene i manifestanti contro il caro-spesa, tra scaffali vuoti e prezzi in rialzo

Napoli sostiene i manifestanti contro il caro-spesa, tra scaffali vuoti e prezzi in rialzo

Scaffali vuoti, banchi di frutta e verdura sguarniti e distributori di carburante chiusi: a Napoli la protesta degli autotrasportatori entra nella quotidianità dei residenti, tra difficoltà a fare la spesa e una crescente solidarietà che corre lungo le strade della città.

Nel centro, i segnali di sofferenza si susseguono: nei supermercati si fatica a trovare prodotti freschi, mentre nelle pompe di benzina i cartelli «Gasolio esaurito. Super esaurito. Tutto esaurito» hanno sostituito i listini. Una situazione che complica la spesa e alimenta la preoccupazione per le ripercussioni delle proteste sulle forniture.

Caterina, 68 anni, insieme alla sorella Maria, 70, raccontano all’AGI di essersi messe in corsa per fare la spesa senza avere certezze su cosa troveranno. «Sì, stiamo andando a fare la spesa, vediamo cosa troviamo», dice Maria. E aggiunge: «È tutto più caro. Vediamo la roba che non si può comprare facilmente». Maria sottolinea che la protesta è comprensibile: «Non è ingiustificata questa protesta. È chiaro che tutto questo sta portando delle difficoltà. Ma io penso che è inevitabile questa protesta».

Anche Salvatore, pensionato, descrive una situazione difficile: «Hanno ragione, perché i prezzi vanno alle stelle. Qui non si trova niente di frutta e verdura», racconta, ricordando di aver trovato qualcosa solo grazie al banco della salumeria. Risuona tra le sue parole l’allarme per i costi crescenti: «Ho sentito al telegiornale che un pieno di carburante per un camion va sui 6-700 euro in più, e come fanno a sostenerlo?».

Maria Rosa, 53 anni, impiegata, invita a vedere i sacrifici richiesti per superare la crisi. «Dobbiamo fare un piccolo sacrificio tutti quanti e ce la possiamo fare, non è grave. Nel senso che meritano solidarietà, è l’unica categoria in grado di bloccare i paesi e di fare una protesta efficace, che manda un messaggio se non altro», riflette. E pur riconoscendo che le cause hanno una dimensione globale, aggiunge: «Il problema è che l’anomalia, la criticità è a livello mondiale, quindi è difficile pensare che poi questo possa dare un messaggio, una sensibilità anche al di fuori. Ma noi facciamo la nostra parte».

Anche Maria C. tocca la dimensione economica: «Non è di oggi, è diventato insostenibile, per le fasce più deboli ma anche per quelle meno deboli», sostiene, citando l’esempio di pomodorini a otto euro al chilo. Tra gli esercenti, Angelo, 42 anni, titolare di una caffetteria, gelateria e gastronomia, riferisce che al momento non ci sono disagi gravi, ma che i fornitori hanno cominciato a segnalare una riduzione delle merci disponibili. «Purtroppo ci stiamo adagiando e ci adattiamo tutti quanti a questa grande protesta, che secondo me è più che giustificata», dice, ribadendo la vicinanza agli autotrasportatori. Con una nota di cautela: «La solidarietà non cancella il timore che qualcuno possa approfittare della situazione per aumentare ulteriormente i prezzi».

Il quadro che emerge da Napoli è quello di una città divisa tra difficoltà reali e comprensione per le motivazioni della protesta: la spesa resta pesante, le forniture rallentano e le famiglie chiedono una soluzione capace di sbloccare la situazione senza lasciare indietro consumatori, lavoratori e imprese.

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