Cronaca di Napoli
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Napoli: sequestro da 17,6 milioni di euro per pesce venduto senza IVA

Napoli: sequestro da 17,6 milioni di euro per pesce venduto senza IVA

All’alba di oggi, Napoli è al centro di un’operazione della Guardia di Finanza che ha smantellato un presunto sistema di frodi economiche legate al commercio ittico e al finanziamento pubblico. Il decreto di sequestro preventivo, finalizzato anche alla confisca per equivalente, supera i 17,6 milioni di euro ed è stato emesso dal gip su richiesta della Procura della Repubblica. Complessivamente sono coinvolte 14 persone fisiche e giuridiche, indagate per reati tributari, truffa aggravata per l’ottenimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio e autoriciclaggio. LaOperationalità delle indagini è affidata al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza partenopea.

La ricostruzione degli inquirenti dipinge un’oerta rete criminale estesa tra Napoli, Caserta, Avellino, Rimini e Milano. Al centro del presunto cartello vi era l’attività di importazione all’ingrosso di prodotti ittici—in particolare salmone, tonno, spigole e orate—acquisiti in larga parte da operatori esteri provenienti da Svezia, Spagna e Grecia. Il meccanismo prevedeva l’impiego di società “cartiere” prive di reale operatività negli scambi intracomunitari e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, con l’obiettivo di far scorrere ingenti quantitativi di pesce nel mercato senza pagare l’IVA. Il risultato era un prezzo medio di vendita notevolmente inferiore rispetto agli operatori regolari, con effetti diretti sulla concorrenza.

Accanto all’evasione IVA, gli accertamenti hanno evidenziato anche indebite compensazioni di crediti d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno, dichiarazioni omesse e mancati versamenti. Un secondo filone, definito dagli investigatori come “truffa sui fondi statali” e riciclaggio, vedeva la regia di un promotore che, avvalendosi della collaborazione di un esperto in operazioni finanziarie, sfruttava le società fantasma per ottenere finanziamenti bancari garantiti dallo Stato. Documentazione contabile e fiscale alterata forniva una solida facciata di solidità aziendale, mentre i prestiti non venivano rimborsati e le garanzie pubbliche venivano escusse.

I proventi illeciti venivano poi riciclati reinvestendoli in nuove attività e in beni immobiliari. Per schermare le tracce, il gruppo aveva predisposto un complesso reticolo di intestazioni fittizie, affidando a familiari e prestanome la titolarità di società e beni pur mantenendone il controllo occulato.

La ripartizione del sequestro mostra una suddivisione per funzione criminosa: circa 9,8 milioni di euro per reati tributari, 1,8 milioni di euro per la truffa aggravata finalizzata all’erogazione di pubbliche provvidenze e 6 milioni di euro per riciclaggio e autoriciclaggio. Si sottolinea che si tratta di misure adottate durante la fase delle indagini preliminari; gli indagati restano dunque presunti innocenti fino a eventuale verdetto definitivo, conformemente al principio di etica giudiziaria.

L’indagine segnala un quadro preoccupante: un sistema organizzato che, muovendosi tra aziende vere e società fantasma, mira a drenare risorse pubbliche e a distorcere i mercati, con una catena di pretendevoli vantaggi competitivi nel settore ittico. Le attività proseguono ora nell’esame dei conti, con ulteriori sviluppi attesi dai magistrati della Procura e dai finanzieri in campo.

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