Napoli, lamparelli alza lo sguardo sulla prevenzione accanto alla repressione: il nuovo questore richiama l’attenzione sulla sicurezza urbana partendo dall’esempio della rissa al Vomero e dall’emergenza giovani criminali
L’11 settembre segna l’insediamento di Fausto Lamparelli, ex capo della Squadra mobile e oggi questore di Napoli. In un momento in cui la cronaca di strada racconta di aggressioni tra giovanissimi, il nuovo responsabile della sicurezza cittadina richiama la necessità di affiancare la repressione a strumenti altrettanto decisivi: prevenzione, controllo del territorio e recupero dei ragazzi. Tra le priorità indicate c’è anche una forte attenzione alle violenze sulle donne e al rafforzamento della sicurezza urbana.
«Mi addolorano quelle immagini, sono vicino a questa persona. Sono anche una sconfitta per gli adulti», ha detto Lamparelli commentando l’episodio violento avvenuto al Vomero che ha coinvolto minori. Le sue parole, pronunciate nel giorno del suo insediamento, hanno aperto una riflessione ampia sull’origine di tali comportamenti e sulle responsabilità degli adulti, della scuola e delle famiglie nel fornire riferimenti diversi dalla cultura della sopraffazione.
Il nuovo questore ha insistito sull’importanza di un lavoro capillare nelle scuole e sul ruolo della Polizia nel prevenire prima che un episodio diventi crimine. «La Polizia si reca moltissimo nelle scuole per intercettare le problematiche e informare», ha affermato, sottolineando la necessità di far comprendere ai giovani «il disvalore sociale» della violenza. Una cornice che, secondo Lamparelli, va oltre l’intervento degli organi repressivi: è una responsabilità collettiva che coinvolge famiglie, istituzioni e sistema educativo.
La sua visione non si ferma all’emergenza: prevenire significa intervenire prima che emergano rischi e che i gruppi di ragazzi siano attratti da modelli criminali. «La medicina non è solo la repressione», ha osservato, indicando che il contrasto deve basarsi anche su prevenzione e controllo del territorio. Occorre quindi occupare quegli spazi che la delinquenza, in particolare quella giovanile e minorile, tende a prendere.
Il tema della violenza giovanile si intreccia con quello della criminalità organizzata. Lamparelli ha lanciato un allarme netto sull’evoluzione degli assetti camorristici e sull’aumento di nuove leve tra i giovani. «I clan sono stati scompaginati dal lavoro straordinario della magistratura e delle forze dell’ordine, ma sono stati sostituiti da nuove leve di età molto bassa, altrettanto pericolose», ha evidenziato, richiamando una dinamica già emersa in passato nelle inchieste che hanno riguardato Forcella e la cosiddetta paranza dei bambini.
La sfida, per il nuovo vertice della Questura, non è soltanto arrestare chi delinque ma offrire ai ragazzi alternative a percorsi di devianza. Per questo la strategia di sicurezza di Napoli deve coniugare operazioni penali efficaci con azioni sociali mirate: rafforzare la scuola e i servizi sociali, potenziare la presenza di riferimenti sicuri nei quartieri, investire su occasioni formative e sportive che sottraggano spazio alla criminalità.
Il timore espresso da Lamparelli riguarda la possibile convergenza tra gruppi giovanili e ambienti criminali: la combinazione di ricerca di appartenenza, riconoscimento sociale e possibilità di guadagno facile può creare una situazione pericolosa, soprattutto dove manchino reti di protezione e modelli positivi. L’auspicio è che Napoli non debba scegliere tra repressione e prevenzione, ma che entrambe le leve lavorino sinergicamente per impedire che i giovani si perda la loro strada.
In questo quadro, l’insediamento di Lamparelli assume un valore emblematico: da una parte la rinnovata efficacia delle misure investigative, dall’altra la necessità di un contrasto culturale che condivida responsabilità tra commissariato, istituzioni scolastiche e famiglie. L’obiettivo è chiaro: una città che, pur senza rinunciare alla fermezza, sia in grado di offrire ai giovani alternative concrete e percorsi di futuro, riducendo così il richiamo di ambienti criminali e contenendo la violenza in tutte le sue forme.Lamparelli, nuovo questore di Napoli, torna in città con un pacchetto di priorità ben definito e una filosofia di lavoro fondato sulla presenza costante delle istituzioni sul territorio.
L’arrivo del dirigente, reduce dall’esperienza fiorentina dove ha guidato la Questura, segna una continuità nel desiderio di rafforzare i controlli e la sicurezza in una realtà complessa come quella napoletana. “Per me è un ritorno molto felice. Torno come questore, consapevole, come lo ero allora, della complessità e dell’importanza di questa città, che ho imparato ad amare”, ha dichiarato in occasione della formalizzazione dell’incarico.
Nel ricostruire il contesto, Lamparelli ha ricordato quanto Napoli sia stata per lui una palestra non solo professionale, ma anche formativa: “Napoli è un po’ un’università per un funzionario di polizia”. Una citazione che richiama la profondità dell’impegno richiesto a chi dirige la Questura in una città caratterizzata da dinamiche complesse e da una continua evoluzione degli equilibri tra sicurezza e legalità.
La sua visione, come emerge dalle sue parole, è quella di un lavoro di squadra capillare e di una leadership che non separi repressione e prevenzione. “Ho trovato una squadra straordinaria”, ha affermato, spiegando che l’attività investigativa deve essere integrata con una presenza quotidiana sul territorio e con interventi mirati per prevenire i vuoti sociali che possono favorire la violenza o la criminalità.
Tra le linee programmatiche emergono alcuni capisaldi: controllo del territorio e gestione dell’ordine pubblico come fondamento di ogni piano operativo, ma anche una forte attenzione alla prevenzione della violenza di genere. L’obiettivo dichiarato è aumentare l’efficacia dell’azione di polizia in sinergia con la magistratura, le altre forze dell’ordine e gli enti locali, formando un fronte coordinato capace di rispondere rapidamente alle esigenze del territorio.
Il nuovo questore non nasconde la necessità di aggiornare costantemente le priorità alla luce dei cambiamenti recenti, rassicurando chi lavora sul campo: “le strutture impegnate nel contrasto alla criminalità dispongono già di una conoscenza approfondita dei fenomeni locali. Sono di mia natura positivo. I risultati lo dimostrano”. In questo senso, la chiave del rilancio della sicurezza sembra essere una relazione stretto tra intervento repressivo, prevenzione e un dialogo permanente con la comunità e con le istituzioni.
Dopo aver chiesto agli investigatori e alla magistratura di lavorare fianco a fianco, Lamparelli ha voluto sottolineare che la presenza delle forze dell’ordine non è una logica di emergenza, ma una strategia permanente: “un percorso di vigilanza che impedisca che i vuoti sociali vengano occupati dalla violenza”. E il ritratto di Napoli che emerge è quello di una città da proteggere, ma anche da guidare verso una governance più integrata e lungimirante.
Il ritorno di Lamparelli nella città che lo ha formato sembra quindi volto a imprimere una nuova stagione di cooperazione tra istituzioni, magistratura e forze dell’ordine. Un percorso che, nelle parole del questore, dovrà consolidarsi attraverso una presenza costante sul territorio, una gestione affidabile dell’ordine pubblico e una piattaforma condivisa di azione contro ogni forma di violenza, soprattutto sulle donne. Per Napoli è una ripartenza che guarda al futuro senza perdere di vista le esigenze quotidiane della comunità.
