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Napoli: la morte di Domenico Caliendo al centro del Riesame, Bergonzoni agì in soggezione di Oppido

Napoli: la morte di Domenico Caliendo al centro del Riesame, Bergonzoni agì in soggezione di Oppido

Napoli – L’ottava sezione del Tribunale del Riesame di Napoli ha accolto in parte le richieste della difesa di Emma Bergonzoni, annullando l’interdizione dall’esercizio della professione medica nei suoi confronti. La decisione riguarda la cardiochirurga presente in sala operatoria durante l’intervento che, a dicembre al Monaldi, avrebbe preceduto la morte di Domenico Caliendo, un bambino di due anni e mezzo deceduto il 21 febbraio scorso a seguito del fallimento del trapianto di cuore eseguito nel corso dell’intervento.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza, l’esame del Riesame non ha messo in discussione la falsità di passaggi del referto operatorio tra gli indagati. L’oggetto della valutazione, spiegano i giudici, era la sussistenza delle esigenze cautelari nei confronti della Bergonzoni, non la veridicità del referto contestato dall’accusa.

«Non agì per tutelare se stessa», ammettono però i giudici nel testo dell’ordinanza, spiegando che Bergonzoni avrebbe contribuito alla redazione del referto non per proteggere la propria posizione, ma per occultare eventuali responsabilità del primario Guido Oppido, responsabilità che dovranno essere accertate nel merito. Si sottolinea così che la condotta della giovane medico non può essere letta in modo isolato, ma in rapporto al contesto professionale in cui maturò la scelta di quel documento.

Il Tribunale richiama, tra l’altro, il quadro di soggezione professionale in cui si colloca Bergonzoni: 33 anni, alla sua prima esperienza accanto a Oppido in un intervento di trapianto cardiaco, e con il primario in una posizione gerarchica superiore. Anche la relazione formativa tra i due medici viene considerata elemento significativo per inquadrare l’episodio.

Nell’ordinanza si ribadisce che il rapporto gerarchico e la dinamica della sala operatoria incidono sulla lettura della posizione della Bergonzoni. Secondo i giudici, è legittimo concludere che la giovane medico abbia operato nell’“impulso” di una subalternità peculiare nei confronti di Oppido, ponendo in primissimo piano una ricostruzione concordata tra i due che, agli occhi della procura, ha influito sull’esito del referto.

Resta invece confermata la interdizione per Oppido: il primario, pur non avendo materialmente firmato il referto operato, viene indicato come il principale responsabile dell’esatto resoconto dell’intervento che aveva diretto. In questo senso, il documento non viene letto come esito esclusivo dell’attività di Bergonzoni, ma come file riconducibile al medico che aveva guidato l’intervento.

Il Riesame, pur concedendo una modifica della misura cautelare per Bergonzoni, non chiude la questione sul merito dell’indagine. Le modalità di redazione del referto, la responsabilità del primario e la dinamica della sala operatoria resteranno quindi al centro delle successive fasi di sviluppo processuale, che dovranno definire quali responsabilità verranno attribuite nel processo di merito.

La vicenda si colloca nel contesto della difficile ricostruzione giudiziaria legata al decesso di Domenico Caliendo, avvenuto a seguito del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre al Monaldi di Napoli. Il processo di merito dovrà chiarire ruoli, responsabilità e responsabilità eventuali, distinguendo con rigore tra accuse, fatti accertati e fasi investigative ancora in corso.Riesame annulla l’interdizione per Bergonzoni: Oppido resta sotto interdizione nel caso Caliendo, la morte al Monaldi resta al centro dell’inchiesta

Napoli – Il tribunale di riesame di Napoli ha deciso di revocare l’interdizione dalla professione nei confronti della giovane cardiochirurga Bergonzoni nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito al Monaldi il 23 dicembre scorso. L’esito della verifica giudiziaria, in cui si indaga anche su responsabilità e dinamiche interne al reparto di cardiochirurgia, è stato accompagnato da una lettura puntuale delle circostanze operative dell’intervento.

Secondo quanto emerge dal pronunciamento dei giudici, la condotta contestata non sarebbe espressione di una propensione generale della professionista a falsificare referti o a svuotare di senso l’operatività chirurgica. I giudici descrivono la situazione come “una serie di colpe concorrenti” emergente in un contesto operativo particolarmente complesso. In particolare, le corti hanno evidenziato che Bergonzoni si sarebbe trovata a operare in una condizione eccezionale, caratterizzata dall’incapacità di opporsi alle indicazioni e ai desideri espressi da chi ricopriva una posizione di maggiore autorevolezza in sala operatoria.

La decisione del Riesame è arrivata dopo un’analisi che ha fatto leva sulla distinzione tra responsabilità meramente professionale e le condizioni di gerarchia interne al team. La ritenzione dell’interdizione per la figura del primario Oppido resta invece ferma: per i giudici, la misura cautelare è stata confermata in quanto utile a evitare il ripetersi di situazioni che, secondo l’indagine, avrebbero potuto innescare comportamenti simili a quelli contestati.

La ventata di novità riguarda proprio Bergonzoni: la dissoluzione della misura cautelare arriva con l’osservazione che la carenza di una guida diretta nell’immediato in sala operatoria, dopo la sospensione di Oppido, riduce il potenziale pericoli di reiterazione. In sostanza, la presenza o meno del primario in quel contesto gerarchico sarebbe stata determinante per valutare il rischio associato alla condotta contestata.

La vicenda si sviluppa all’interno di un’inchiesta avviata dalla Procura di Napoli sulla morte di Caliendo, un bambino che avrebbe subito le conseguenze di un intervento trapiantologico finito in esito fatale. La Corte ribadisce che la decisione del Riesame non costituisce un’assoluzione o una determinazione definitiva sulle responsabilità nel merito, ma un’accertamento mirato a verificare le condizioni cautelari e la tutela della salute pubblica. La distinzione tra responsabilità da accertare e misure cautelari resta uno dei nodi centrali della disputa giudiziaria.

Per Oppido, invece, l’interdizione viene confermata: in quel caso, i giudici hanno ritenuto che il quadro istruttorio finora esposto giustifichi la prosecuzione della misura cautelare, almeno fino a nuove verifiche nell’indagine in corso. La dinamica emerge come parte di un quadro investigativo ancora aperto, nel quale la responsabilità specifica per la morte di Caliendo non è stata definitivamente attribuita né esclusa.

Rimane aperta l’attenzione sull’evoluzione dell’indagine: la Procura di Napoli continuerà a valutare elementi utili a stabilire responsabilità e fatto accertato. La decisione odierna, pur ridefinendo i contorni della cautela per Bergonzoni, non chiude la portata dell’inchiesta né esclude ulteriori sviluppi sul piano professionale o processuale. Napoli resta al centro di questa vicenda che mette in evidenza le complesse responsabilità in sala operatoria e i delicati rapporti gerarchici che possono influire sull’esito degli interventi e sulla gestione delle anomalie in corsia.

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