Assoluzione piena a Napoli nel caso di trasferimenti in criptovalute verso il Venezuela
Si è chiuso con un’assoluzione piena il procedimento che vedeva coinvolto Italo Evangelista, 49 anni, Napoli, imputato a processo con l’accusa di autoriciclaggio e di esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria. La quinta sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduta dal giudice Albanese, ha ritenuto che non sussistesse l’elemento soggettivo del reato, ovvero il dolo, necessario per una condanna.
La difesa è stata guidata dall’avvocato Carmine Panico, del Foro di Nola, che ha assistito Evangelista durante l’intero iter processuale. Il processo nasce da una serie di operazioni che, secondo l’accusa, sarebbero avvenute nel 2022, con trasferimenti di denaro che supererebbero i 60mila euro e che sarebbero stati inviati in Bitcoin verso il Venezuela.
Secondo l’ipotesi formulata dall’imputazione, l’utilizzo delle criptovalute sarebbe servito a eludere i controlli bancari e le restrizioni economiche vigenti nel Paese sudamericano, all’epoca governato da Nicolás Maduro. L’imputazione faceva riferimento anche a una dinamica di prelievi e trasferimenti gravati da un tasso dell’80% secondo quanto riportato dagli atti.
L’articolazione della misura cautelare e delle contestazioni si concentra su due profili penali: l’autoriciclaggio per le operazioni di trasferimento denaro e l’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria. Il Tribunale aveva quindi il compito di accertare la rilevanza penale delle condotte contestate e, soprattutto, se siano stati in presenza gli elementi costitutivi necessari per attribuire all’imputato le responsabilità contestate dall’accusa.
Alla fine del dibattimento, la corte ha stabilito che Evangelista meritava l’assoluzione con formula piena, ribadendo che la sola ricostruzione materiale delle operazioni non basta a provare la responsabilità penale: serve anche la dimostrazione dell’elemento psicologico previsto dalla fattispecie. L’esito del processo di primo grado è dunque positivo per l’indagato e segna la chiusura del caso secondo la pronuncia della quinta sezione penale del Tribunale di Napoli.
La sentenza richiama un principio cardine del diritto penale: per attribuire la colpevolezza è indispensabile accertare, oltre agli aspetti oggettivi, anche l’elemento soggettivo del reato. In assenza del dolo, come nel caso di Evangelista, la giurisprudenza determina l’assoluzione piena, anche quando esistano elementi di per sé discutibili o controversi sulle operazioni finanziarie oggetto d’indagine.
La decisione giuridica arriva in un momento in cui le criptovalute restano al centro di molte indagini su trasferimenti internazionali: la vicenda accompagna Napoli e la Campania in un contesto in cui la normativa sulle transazioni digitali continua a evolve e a richiedere interpretazioni puntuali. Evangelista lascia il tribunale ex aequo, sollevando una riflessione sul confine tra gestione di strumenti finanziari innovativi e profili penali che ne possono nascere in assenza dell’elemento soggettivo richiesto dalla legge.
